Lasciamo la Grecia per ritornare in Sicilia dopo più di 4 mesi di navigazione, questa tappa segna il ritorno del Karukera in Bretagna. Dopo aver macinato più di 3000 miglia (circa 6000 km) la barca ha ben sofferto, e i nostri problemi in Grecia -anche se prevedibili- non sono nemmeno poi così srani: rimettere in buono stato questa barca che ha 46 anni è una delle nostre sfide, a significato della nostra volontà di fare del nuovo con del vecchio. Dalla partenza, abbiamo avuto problemi tecnici su tutti i componenti che non sono stati oggetto delle attenzioni del cantiere Camoel Nautic (http://www.camoel-nautic.com/), ma fino a qui nessun problema ci ha impedito di continuare. Se scopriamo i punti deboli del nostro Karukera, li rinforziamo, e continuiamo alla grande! I prototipi ci permettono di arrivare a raggiungere gli obbiettivi che ci eravamo fissati: a bordo, siamo abbondantemente autonomi in energia.

Rimettere rotta ovest è per noi un momento simbolico: in un certo senso, rientriamo a casa. Yahia e Alix che ci accompagnano presto scenderanno, Cassandra farà la stessa cosa tra qualche settimana e non ci sono altri amici attesi per sostituirli. Per quanto riguarda gli scali non prevediamo di visitare nuovi paesi. Tutto ciò ha forzatamente una ripercussione sul morale di bordo, e nemmeno le condizioni della traversata di ritorno, ne gli scali effettuati in sicilia ci consolano.

Ripartiamo dalla Grecia all’alba senza GPS, con 270 miglia da fare fino a Messina. Le prime 24 ore sono completamente diverse da quelle seguenti, che saranno tutte così spiacevoli. Dobbiamo tirare un lungo bordo di bolina in un mare agitato, per 24 ore. A questa andatura la barca picchia sulle onde, e tute le volte che si pianta nel cavo delle onde rallenta. Abbiamo come l’impressione di piantare pali a ogni onda. Le onde non sono molto alte, ma molto corte: piantiamo molti, davvero molti pali. Il vento soffia forte: 25-30 nodi secondo i momenti. Navighiamo con tre mani di  terzaroli (la randa più piccola possibile), randa di mezzana spesso ammainata, e solo mezzo genova. Colmo della situazione poco confortevole: ci sono diverse infiltrazioni nella cabina di prua, che è completamente zuppa. Il passa uomo non è più ermetico e la paratia che separa il gavone dell’ancora con la cabina lascia passare un po’ d’acqua.

Fortunatamente il mare si calma durante la notte e riusciamo a riposarci un po’. Pian piano, issiamo si più le vele e poco dopo l’alba, il vento smette completamente di soffiare. Accendiamo Brutus, il nostro fedele motore e non lo spegneremo che 3 ore prima dell’arrivo! Queste 24 ore seguenti sono certo più calme, ma è la noia che ci assale: il nulla all’orizzonte, non appena asciugata la biancheria bagnata, non ci resta che ascoltare il rumore dei pistoni che si alterna ben 1400 volte al minuto. La stanchezza poi si farà sentire alla fine della seconda notte.

Pensiamo di andare a Messina, in porto, nella speranza di riuscire a fare una doccia. Da dopo che Alix è arrivato a Roma, non abbiamo preso che 3 vere docce. Fa effetto per una settimana; dopo circa un mese, la mancanza di confort si fa sentire sempre più insopportabile. Ma arrivati a Messina, il colmo! 88 euro la notte che saranno poi 70, tutto per fare cinque docce e fare il pieno d’acqua. Violento rientro in Italia: la cassa d iLab-Rev non è più molto abbondante, bisogna oramai fare veramente attenzione.

Approfittiamo di questa sosta per verificare l’albero. Abbiamo ben tirato sulla ferramenta, bisogna verificare che tutto vada bene lassù.

Dopo questa ispezione, partiamo alla ricerca di un’alternativa al gps fisso che abbiamo rotto in Grecia. Questi oggetti di alta precisione costano 250 euro; non ne abbiamo la possibilità! Yahia, il nostro informatico, trova una soluzione connettendo via WIFI il GPS dei nostri smartphones e la nostra centrale di navigazione. E funziona!

Un grande risparmio per tutti quelli che vogliono navigare con questo  prezioso accessorio utile alla navigazione (350euro la nostra centrale VS 1800 euro per un oggetto simile in commercio)

Riprendiamo la navigazione verso Scilla, questo piccolo porto a monte dello stretto dove ci siamo fermati all’andata: è gratuito. Ma grossa delusione arrivando: l’unico posto per i visitatori è occupato, andremo dunque ad ancorare davanti la spiaggia. Numerosi rifiuti galleggiano sull’acqua, e fortunatamente qui ci immergiamo l’indomani mattina siccome un grosso pezzo di plastica si è incastrato attorno all’elica.

Dopo averlo tolto, ripartiamo a motore direzione Milazzo da dove Yahia e Alix devono partire. Ma un forte rumore sordo interrompe la calma della navigazione: alcuni piccoli pezzi di plastica erano rimasti incastrati nel corteco dell’albero motore. Questa componente di plastica serve a lasciar girare l’albero dell’elica riducendo l’attrito, essendo lubrificato dall’acqua. Ispezioniamo la parte e sembra un po’ spostata.

Non è una bella cosa, ma proviamo il motore dopo quest’incidente e non sembra avere problemi. Terremo la parte sempre sotto controllo.

Arrivati a Milazzo, è come sempre lo stesso circo: il primo porto dove chiediamo ci dice 88 euro. Situato in piena zona industriale, l’odore di gasolio ci dissuade e facciamo rotta su un altro piccolo porto un pò più distante. Se il paesaggio è migliore, il prezzo è una follia 120 euro la notte. Che contratteremo duramente a 70euro!

Yahia a Alix prendono il giorno dopo il treno per Palermo. Pensiamo di andare alle Eolie, con abbastanza lavoro da fare e probabilmente la possibilità di fare degli ancoraggi senza troppo complicarsi la vita nei porti.