MoisAugust 2015

Cefalonia – Levkas –Meganisi – Itaca : problemi in Grecia !

Dopo aver passato all’incirca un mese sulla costa italiana, passando da un porto all’altro tutti molto costosi e gestiti da ormeggiatori non sempre onesti e dove nei ristoranti il prezzo non è sempre quello indicato sul menù, navigare in Grecia è davvero piacevole. Le barche incontrate navigano a vela, i porti sono considerati come un servizio pubblico e  la vicinanza tra le isole montagnose arricchisce di confort le nostre giornate. O almeno così  avrebbe potuto essere. perchè bisogna non dimenticare di fare i conti con Murphy e la sua legge della sfiga massima, che si sembra essere abbattuta su di noi per tutti i dieci giorni che siamo stati in Grecia. Il paradosso è l’accostamento tra le condizioni da sogno e i problemi tecnici, tutto ciò ci ha lasciato un alone di frustrazione.

Arrivati a Argostoli dopo 60 ore di navigazione tra i temporali dalla Sicilia, spostiamo la barca per fare il pieno d’acqua, fare una doccia ed il bucato. Ormeggio insolito nei posti in cui siamo stati, qui si da ancora in porto: la barca perpendicolare al pontile, è mantenuta dall’ancora a prua e da due cime a poppa sul pontile. Difatto il concetto di “perpendicolare” è tutta una questione di interpretazione, questo  è il problema tra vicini: se le linee d’ancora non sono parellele, una si mette sopra quella del vicino. Questo da già fastidio in teoria e diventa pericoloso in pratica. In pratica se chi arriva ultimo la sera non parte primo al mattino, si rischia di avere un problema con le ancore. A Argostoli, nel momento esatto in cui ci prepariamo per partire e lasciare gli ormeggi, un traghetto viene a mettersi alla nostra sinistra mettendo la sua catena sulla nostra. Bisogna quindi immergersi per liberare la nostra ancora dalla sua, cosa che è più facile a dirsi che a farsi. Con l’aiuto di due grosse boe, ci mettiamo 2 ore per liberarci nuotando nell’acqua del porto dove vengono non  solo gettate le acque nere delle barche vicino, ma probabilmente anche le fogne del paese tenendo conto dell’odore che c’è.

Rotta su Lixouri, un piccolo porto vicino, dove siamo da soli. Ma sfortunatamente non è poi così riparato come sembrava; il vento e le onde mettono in pericolo Karukera che si trova giusto davanti ad un pontile. Se l’ancora ara in queste condizioni, la nostra poppa si rovinerà senza che noi possiamo avere il tempo di intervenire. Un vigile ci spiegherà che  non possiamo ormeggiare in questo porto: i pontili sono difatti danneggiati, probabilmente proprio a causa della debole protezione della diga foranea rispetto ai venti predominanti. Arriviamo comunque nonostante tutto a trovare un accordo per poterci mettere su un pontile meglio protetto per la notte. Iniziamo la manovra, tiriamo su l’ancora prepariamo le cime d’ormeggio per metterci nel nuovo posto. Non appena saremo completamente pronti, il vento cesserà di soffiare… Frustrante.

Ripartiremo l’indomani per Fiskardho, un porto a nord di Cefalonia. Circumnavighiamo l’isola per tutto il giorno, un favoloso spettacolo, l’alternanza di spiagge bianche e di  costa rocciosa.

L’arrivo a Fiskardho ci offre un nuovo esercizio d’ormeggio. I pontili sono pieni, bisogna dare ancora e passare le cime d’ormeggio su degli anelli previsti per questo scopo a bordo strada. Ma non possiamo avvicinarci agli anelli, perchè non c’è fondo: così due membri dell’equipaggio vanno a terra con il gommone e due lunghe cime, mentre gli altri 3 danno ancora. Ce  ne usciamo stranamente molto bene; essere in cinque a bordo aiuta!

Sfortunatamente, il vicino che si metterà al nostro fianco ha un’interpretazione del concetto di parallelo tutta sua. E l’indomani al momento di ripartire, dobbiamo immergerci per sbrogliare le catene. Sebbene l’acqua qui sia più pulita e la sua ancora più leggera, la difficoltà deriva dalla maggiore profondità. Ci abbiamo preso la mano, facciamo più in frettta. Ma al momento di accendere il Brutus, il motore del nostro Karukera, il motorino d’avviamento non funziona! E mai più funzionerà. Si comincia quindi con riparazioni meccaniche per due giorni, nell’officina improvvisata nel quadrato della barca.

Mentre una parte dell’equipaggio si occupa della riparazione del motorino d’avviamento, un altro equipe ripara la rotaia sull’albero della randa che aveva ben sofferto già durante la traversata. Saliamo due volte in testa d’albero, cambiamo qualche vite e hop siamo a posto per altri 40 anni!

Solamente una piccola componente del motorino d’avviamento sembra essere danneggiata ma non si trova il pezzo di ricambio a Fiskardho: bisogna andare sull’isola di Levkas per  trovarne uno. Ci adattiamo quindi ad accendere Brutus con una manovella!

Esercizio fisico fastidioso, è più facile farlo su un mare piatto. Grazie alle condizioni favorevoli ci dirigiamo su Nidri sull’isola di Levkas senza difficoltà. Siamo molto fortunati e troviamo velocemente un elettrauto che ha il pezzo di ricambio. Cerchiamo di acquistare  il pezzo per fare la riparazione da soli ma rifiuta e ci fa lui il lavoro per il mattino seguente. Sebbene il personaggio non è simpatico e ha un caratterino non facile, il suo lavoro è fatto benissimo; il motorino d’avviamento funziona di nuovo e Brutus si accende al primo quarto di giro!

Approfittiamo di questo scalo ricco di charm, pieno di barche a vela concepite per i grandi viaggi che vengono a cercare pezzi di ricambio specifici di seconda mano, o che semplicemente vogliono approfittare della tranquillità della baia ultra-ridossata davanti al porto. Poco prima di ripartire, sarà il nostro vicino che pescherà la nostra ancora: la rimonta al fondo della sua, e allora mentre noi dormiamo ancora, Karukera ara. Fortunatamente e simpaticamente, rimetterà la nostra ancora in buona posizione prima di andarsene; ci siamo salvati un immersione in apnea, solo un risveglio un po’ difficile

I problemi tecnici senbrano essere risolti, e possiamo finalmente approfittare appieno dei cinque ultimi giorni che possiamo concederci prima di ripartire! Ci interessa una baia splendida sull’isola di Meganisi, e approfittiamo del trasferimento per fare un altro prelievo di plancton e un po’ di surf sul gommone lasciandoci trainare dalla barca.

Nella baia delle vespe, la manovra è simile a quella fatta a Fiskardho, unica differenza: le cime d’ormeggio a terra vanno attaccate agli alberi che bordano la riva. Ma c’è molto fondo: e dobbiamo mettere tutta la catena. E forse ne mettiamo pure troppa, perchè perdiamo addirittura ancora e catena! Dopo i 45 m di catena sul Karukera, c’è un  tessile di 10m. Quest’ultimo non è stato attaccato bene a febbraio o marzo quando avevamo controllato la linea d’ancora; sta di fatto che si stacca e tutto, cioè ancora più catena, cade sul fondo del mare. Fortunatamente abbiamo una seconda ancora a bordo e ce ne serviamo per stabilizzare la  barca il tempo necessario a fare le opportune ricerche sotto marine. Riusciamo con difficoltà a recuperare l’ancora e la catena , rimettiamo a posto l’ancoraggio secondario e ricominciamo la manovra.

Un’ora dopo, la barca si è avvicinata alla costa. E’ evidente che l’ancora ara piano piano: impossibile dormire qui, ripartiamo. Fortunatamente la baia successiva permette un ancoraggio più convenzionale: semplicemente un ancora a prua! La notte sarà stupenda, Karukera da solo sotto le stelle.

Ripartiamo l’indomani verso Itaca, per il piccolissimo porto di Frikes. C’è molto vento, la barca avanza bene di bolina sull’acqua quasi piatta! Situato in una valle, Frikes è molto pittoresco ma le raffiche sono violente, fino quasi a fermare completamente la nostra barca mentre stiamo dando motore al massimo. Dopo aver lottato per avere un posto davanti alle altre barche che sono arrivate insieme a noi, finiamo per ormeggiarci e corriamo a fare una doccia calda offerta dall’alimentari locale per a 3 euro. La temperatura media è scesa in questa seconda parte del mese di agosto, e ci fa piacere non sudare nei minuti immediatamente successivi a questa piacevole sensazione di puliti!

Un’opzione meteo fa si che sia già il momento di ripartire! Facciamo il pieno di gasolio camminando quasi un kilometro fino alla pompa, e ci facciamo consegnare anche dell’acqua potabile da un camion cisterna, a 7 euro per 100 litri! Partiamo poi per Fiskardho, un ottimo punto di partenza per la traversata, e che presenta il vantaggio di avere numerosi supermercati.

L’ormeggio è ancora dei più strani, siccome non c’è più posto in pontile, ecco come facciamo: un’ancora a prua, una di fianco e una cima a terra. Consiglio: non tentate di fare una manovra così da soli! I pieni sono fatti , giusto il tempo di recuperare un souvenir e ripartiamo verso la Sicilia.  Solo che non appena issiamo la randa appena fuori dal porto, una borosa di terzaroli (una cima che ha la brutta abitudine di prendersi nel boma fino a che la randa non è completamente issata) si attorciglia all’antenna del GPS e la sbatte conto la parete del cockpit: il GPS chiaramente non funziona più. Presumiamo che sia il cavo che si è staccato, torniamo indietro verso Fiskardho. C’è molto vento e la manovra non è delle più facili. All’ultimo momento l’ancora si mette ad arare mentre siamo appena vicino al pontile. La barca tira forte sulle cime d’ormeggio, e il passacavo posteriore cede. Benissimo, del lavoro per tutto l’equipaggio: una parte di noi cerca di riparare il GPS, l’altra di riparare il passacavo.

CHAUMARD  Solo il GPS è definitivamente fuori servizio a meno di non improvvisarci periti elettronici, non siamo in grado di ripararlo. Il negozio di forniture nautiche che conosciamo propone di  spedirci un GPS in quattro giorni a 1800 euro. Non ci sono altre soluzioni. Non importa attraverseremo senza GPS fisso siccome per dire la verità non è necessario; siccome abbiamo a  bordo dei GPS portatili che andranno benissimo. Ci occuperemo di trovare una soluzione migliore in sicilia, e di qui a la andrà bene così! L’indomani all’alba, lasciamo gli ormeggi con un buona brezza e mare agitato. Karukera corre bene ma non abbiamo ancora finito i fastidi; le prime 24 ore saranno dure, a tirare bordi in un mare mosso.

Stromboli-Grecia: ritorno in Bretagna?

Sicilia, Ionio, isole Greche, parole che rimano con tranquillità estiva e
ombrellone.L’equipaggio del Karukera avrà visto troppe cartoline?
Non abbiamo così spesso messo le cerate da aprile, cosa che ha in parte
risolto i nostri problemi di igiene, ma se si dice caldo, si dice temporali!
L’anemometro indicherà diverse volte più di 60 nodi di vento in 10 giorni;
il vento, la pioggia, la grandine avrebbero potuto spettinare dei centauri. Dei buoni esercizi per l’equipaggio: “mettiamo tutte le vele!” e subito
dopo “ammainiamo tutto!”In rotta verso la Grecia lasciamo Stromboli nella nostra scia. Prendiamo lo stretto di Messina, che separa lo stivale dell’italia dalla sicilia al fine di lanciarci verso il punto più orientale del nostro periplo: le isole Ionie.
Passiamo da Scilla, piccolo porto prima dello stretto, ed entriamo in una zona altamente mitologica. E’ a Scilla che un animale da tante teste avrebbe divorato gli uomini dell’equipaggio di Ulisse. Toccando ferro su Karukera, seguiamo fiduciosi la sua direzione da Stromboli. La brezza da ovest prevista gira rapidamente da sud-est, e vediamo in lontananza sistemi temporaleschi, che si dissipano però di mano in mano che ci avviciniamo a terra. Il porto di Scilla non è dedicato al diporto ma c’è un molo per il ferry usato solo la domenica, al quale attracchiamo. Un porto gratutio! Ricco di charm inoltre.

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Lo stesso tipo di temporale della sera prima viene a rompere la tranquillità il giorno dopo. Il vento sale a 60 nodi, le onde arrivano da poppa e Karukera tira forte sulle cime d’ormeggio. Al punto che sradichiamo una bitta di cemento dal pontile, che avrebbe potuto facilmente affondare la nostra barca se Olivier non avesse liberato la cima velocemente. L’episodio dura circa un’ora. 7 cime sono passate su tutti i punti dove possono essere fissate a poppa, il motore è in marcia indietro ad alto regime, una nostra galloccia quasi si rompe e strapperà una piccola parte del ponte. La riparazione sarà facile ma noi siamo zuppi da testa a piedi, e ci prendiamo ill piacere di berci un thè caldo nel cuore dell’estate. Sistemeremo le cerate meglio dopo quest’episodio.

ciré scylla

Ripartiamo l’indomani per Reggio Calabria, porto molto costoso ma che offre numerosi servizi. Bisogna fare il pieno prima della traversata. Facciamo un incontro inatteso con Saverio, un personaggio che fa parte del paesaggio urbano. Taxista, venditore di pezzi di ricambio, meccanico, produttore di vino, formaggio e salame, capace di procurare ogni tipo di servizio e negoziatore senza pari, Saverio è conosciuto internazionalmente per la sua attività indescrivibile. Il portolano parla di lui, e conosce bene le barche che sono in scalo. Si vanta di essere stato amico di
Florence Arthaud, raccontando piccoli aneddoti sulla fidanzatina dell’atlantico. Ci porta nella sua base dove scopriamo che l’affitto di auto e di tavole da surf fa anche parte delle sue attività. Ci seduce con un bicchiere di bianco ben fresco, e ripartiamo con una forma di formaggio e vari salami. L’indomani, andrà persino a imbucare le nostre cartoline mentre preleviamo del contante in banca, prima di portarci al supermercato. Ci aspetterà con il cofano aperto su una piazza in sosta vietata, con il pretesto di un guasto per poter restare senza essere disturbato. Imbarchiamo qualcuno dei suoi deliziosi salami , e un po’ di vino rosso. E’ ora di lasciare gli ormeggi prima di essere rovinati.
500km e circa 60 ore di navigazione sono previste per andare in Grecia, il vento da sud moderato ci fa pensare ad una finestra meteo ideale. E’ così è per il primo giorno! Ne approfittiamo per stampare i pomelli della nostra cucina a gas che erano davvero usurati.

boutons four 3D

Essendo 5 a bordo, la prima notte di quarti non è molto stancante. In lontananza, vediamo temporali che illuminano l’orizzonte. Ma ne restiamo ai bordi. Il vento farà un piccolo giro non appena ci avviciniamo troppo al temporale. Questo ci rallenterà un po’, ma senza ripercussioni sulla vita di bordo. Il secondo giorno passa tranquillamente: andiamo via con tutte le vele a riva , e maciniamo miglia. Ma a fine giornata, l’aria è carica e il vento cala. I primi fulmini appaiono appena si fa notte. Ci accompagneranno tutta la notte.Siamo circondati da grossi cumulonembi che distinguiamo solo grazie ai fulmini. Tutti questi fulmini fanno pensare ad una sessione di fotografie con il flash, tranne che per l’ambientazione e le bevade fresche. Se i fulmini sono evidentemente il più grande rischio per una barca a vela, hanno comunque solo una piccola probabilità di colpirci; nonostante questo attacchiamo una catena alle sartie non si sa mai in modo che un fulmine possa passare all’acqua del mare senza troppo rovinare la barca. Ma non ci avvicineremo a meno di 3 km dal tuono più vicino; abbiamo molta fortuna. La cerchiamo anche un po’ la fortuna
zizzagando molto, fino a fare un giro di 15 km per evitare una di queste enormi nubi a forma d’incudine.

éclairs

Diverse volte nella notte, subiremo le raffiche vicino ai grossi groppi talmente scuri che sono visibili pure nelle notte. Il vento effettuerà un numero di rotazioni impressionanti durante quest’episodio, e l’anemometro segnerà fino a 60 nodi. Occasione per allenare l’equipaggio: bisogna ammainare tutte le vele più di una volta, ed issare nei momenti di calma piatta che seguono normalmente ai forti colpi di vento, e ricominciare. Siamo inoltre accompagnati da un caldo soffocante, le condizioni sono davvero ideali per far riposare il corpo e lo spirito dei marinai. Le frontali sono a portata di mano per vedere qualcosa nel mezzo di questa notte. Siccome bisogna ben riderne ne facciamo una ghirlanda intorno alla bussola.
La notte finsce, e di giorno lo spesso strato di nubi avrà almeno un merito. La freschezza dell’alba resta per lunghe ore. Ci riposiamo a bordo, e intanto che il quarto a riposo fa le proprie preziose ore di sonno, il quarto alle manovre ha giusto il tempo di ripassare il vocabolario della pioggia. Pioggerellina, temporale, diluvio: la varietà è stupefacente e sorprendente. Mentre inizia l’ultima tappa del nostro periplo,
e mentre pensiamo all’eccellente meteo bretone che ci attenderà al nostro arrivo a metà novembre, che cosa viene a ricordarci questa pioggia? Probabilmente che le previsioni in mediterraneo possono essere ancora più sbagliate di quelle sbagliate incontrate precedentemente.

Alix ciré

Ma questa dura prova finisce, e il sorriso ritorna. Le isole greche sono all’orizzonte!

arrivée en Grèce!

Dobbiamo fare il check-in con il servizio di immigrazione nel porto di ingresso in territorio greco: Argostopolis. Sull’isola di Cefalonia, il primo scalo sembra perfetto:
la notte in porto costa solo 12 euro, e offre gli stessi servizi per cui in un porto italiano
avremmo pagato quattro volte di più. Un supermercato a 50 metri dalla barca, un mercato a 250, e numerosi kebab nelle stradine adiacenti al porto. Tutto quello che cerchiamo dopo numerose settimane in Italia e una traversata difficile. Abbiamo circa dieci giorni da trascorrere in Grecia prima di rifare rotta sulla sicilia. Qualche problemino tecnico ci aspetta, ma ci faremo una bella doccia sul pontile in pieno centro di Argostopolis prima di accorgecene.

Ponza-Stromboli: quando la doccia?

Igene, igene, come ci manchi! Abbiamo la reale impressione di essere incollati, le lenzuola ombrate dal sudore, dalla crema solare, dai prodotti anti zanzare. Non c’è ne la doccia ne la lavatrice sul karukera. Bisognerebbe spiegarlo agli ormeggiatori, che si occupano dei porti dove contrattare è spesso normale. Bisogna andare al bar per andare in bagno, e bisogna lavarsi in costume da bagno sul pontile con l’acqua dolce.
Abbiamo anche un sapone per l’acqua di mare e delle docce solari per sciacquarsi, ma si tratta giusto di pulirsi non di lavarsi. Bilancio: puzziamo un po’, ma non troppo!
Navigare a vela , è davvero molto piacevole. Un dettaglio con la sua importanza quando si fa il giro del mediterraneo! Raggiungiamo Ventotene da Ponza in condizioni ideali: mare piatto, brezza moderata. Oltre a far andare avanti
la barca la brezza ci apporta un po’ di fresco. L’ambiente a bordo è eccellente, e l’arrivo sulle isola, oltre a essere bello, ha il merito di essere comico! Ci sono due porti a Ventotene, e sono vicini. Arrivando davanti al primo porto, un gommone
con due ormeggiatori del secondo porto viene ad attirare la nostra attenzione il loro porto è, capiamoli, per loro il migliore. Una piccola trattativa e hop il prezzo passa da 50 euro a 25 per notte. Con acqua dolce. E’ in questo momento
che un secondo gommone viene a cercarci per proporci i confort del primo porto. Peccato, il tipo non è molto convincente! Arriviamo quindi nel mitico porto romano (costruito da Agrippa perchè Julia -figlia di Cesare-potesse ricevere i suoi amanti), bisogna di nuovo negoziare: si, siamo sicuri che ci eravamo detti 25 euro e non 30 per la notte. l’ormeggiatore sarà d’accordo quando gli diciamo che andremo a bere una birra nel suo ristorante. L’isola e veramente simpatica, decisamente risparmiata dai turisti, ripartiremo l’indomani per il golfo di Napoli.

Ventotene

Durante la navigazione, scopriamo che il trasto della randa (il carrello che permette di regolare l’apertura della vela) si sta staccando nella sua parte destra. Mettiamo uno stroppo in sostituzione durante la riparazione. Le condizioni sono calme e smontiamo il trasto navigando sotto spy.

démontage rail GV

Problème rail grand voile

démontage rail GV 2

Lo spy ci porta verso la baia di Napoli. Le isole di Procida e Ischia dove ci fermiamo
sono splendide, ma l’acqua è sporca. Ci immergiamo sovente in apnea per verificare
l’ancoraggio, e a Ischia è un mix di sabbia/lattine/pannolini/filtri di sigarette che tiene
l’ancora. Che tristezza: non è nemmeno piacevole fare il bagno tenuto conto del numero delle schifezze che galleggiano nell’acqua. Gommoni e altri motoscafi a motore che sfrecciano velocemente in pieno della zona di ancoraggio hanno, bisogna dirlo, una certa tendenza ad esasperarci! Le ostilità finoscono verso le 2 o le 3 della notte, e ricominciano presto al mattino. Ci metteremo persino a salutare le barche a motore che arrivano all’ancoraggio piano, senza fare troppe onde, e senza prendere il rischio di colpire un bagnante con l’elica.
Ci mettiamo in rotta verso Napoli, ma tutti i porti sono strapieni. Non un solo posto!
Finalmente, andiamo a Torre del Greco, una cittadina vicino a Napoli. Abbiamo un po’ l’impressione di arrivare a Cergy-Pontoise avendo intenzione di visitare Parigi. Relativizziamo: è giusto vicino a Pompei, una visita che vorremmo anche fare, e tra l’altro la Cergy napoletana ha in realtà anche molto charm! Lo scalo in porto è un toccasana: la lista di cose da fare è lunga su Karukera. Rimontiamo il trasto della randa, e soprattutto iniziamo una grande pulizia!

nettoyage des fonds

remontage rail GV

Ma sotto il pagliolato, c’è il serbatoio dell’acqua dolce. E’ come una grande tanica morbida, la  nostra riserva d’acqua dolce a bordo. Ma è sporca anche all’interno. Quest’acqua, che non è la per bere ma per la cucina e lavare i piatti è rimasta un po’ troppo nel serbatoio. Sterilizziamo dunque il tutto con un prodotto adatto.

stérilisation cuve à eau

Olivier può quindi riprendere il suo turno di lavapiatti!

olivier à la vaisselle

Dopo questo scalo tecnico, rotta sulle Eolie, arcipelago che conta ben
due vulcani attivi. A più di 100 miglia da Capri dove facciamo una piccola sosta,
sarà necessaria una navigazione notturna per arrivarci. Il vento ci accompagnerà
fino a mezzanotte, e termineremo la navigazione a motore. Di primo mattino, vediamo il vulcano Stromboli apparire e dei delfini vengono a giocare vicino alla barca!

dauphins Stormboli

Lo Stromboli è il secondo vulcano più attivo al mondo. La sua caratteristica è di essere molto regolare piuttosto che incamerare energia e dissiparla violentemente. E’ una fatto piuttosto positivo, siccome ancoriamo ai suoi piedi. La sabbia dove gettiamo l’ancora è nera, e i pesci che vediamo sono strani e sconosciuti per noi!

poisson Strombolesque

Vediamo delle eruzioni prodursi regolarmente, ma sono dall’altra parte del vulcano,
il collo ci nasconde il cratere. Organizziamo una piccola passeggiata con una guida.
La sommità è a 900 e qualche metro. L’ascensione finsce di notte, l’idea sarebbe
di vedere la lava rossa fluire. Lo spettacolo è impressionante! Talmente che decidiamo di restare un giorno di più!

Ascension du stromboli!

L’indomani sera, ancoriamo ai piedi della sciara (il percorso che prende la lava),
il tempo di cenare. Ci sentiamo piccoli piccoli ai piedi di questo mostro, e
lasciamo l’ancoraggio per ritornare a dormire dall’altra parte dell’isola.

stromboli éruption

Siamo circa a metà percorso. Facciamo un bilancio. Alix e Yahia devono sbarcare a fine agosto: ma dove? Con il ritardo preso all’inizio del percorso dovuto ai problemi al motore e alla necessità di rientrare in Bretagna prima dell’inverno, sappiamo da un pò che bisognerà ridurre il percorso. E’ il momento di prendere una decisione. L’equipaggio ha davvero voglia di andare in Grecia, il punto più orientale del periplo. Non potremmo andare fino alle Cicladi, ne prendere in canale di Corinto. Pensiamo alle isole Ionie. Sfortunatamente, la meteo è pessima per 10 giorni: senza vento come fare la traversata fino in Grecia? Bisogna aspettare ancora un po’
prima di andare; è fuori discussione fare 48 ore a motore per fare la traversasta. Bisogna fare un’altra concessione: la Tunisia. Il giro va accorciato, alcuni scali annullati, i biglietti di ritorno dei nostri amici sono prenotati. Delusione evidente, ma si sapeva che il nostro programma sarebbe stato modificato! Cercheremo di approfittare al massimo della Grecia: facciamo rotta sullo stretto di Messina che separa l’italia dalla sicilia per avvicinarci in Grecia. Appena il vento soffierà ripartiremo!

Olivier fait le koala sur la bôme