Canal du Midi : Passeremo, o no ?

Arivati a Palavas-les-Flots, ritroviamo Alix, che lavora a Montpellier, e Leo, ritornato per navigare qualche settimana. Ritroviamo anche i confort della vita a terra: poter fare tutte le docce che vogliamo, approfittare di un divano all’asciutto mentre fuori piove a dirotto… D’altra parte abbiamo avuto fortuna, durante il week-end forti intemperie hanno toccato la regione di Antibes, dove  ci trovavamo appena una settimana prima!
Il nostro scalo a Palavas/Montpellier ci da modo di incontrare Bertrand, di MonRdvSantè. Appassionato di vela, ci segue dall’inizio del viaggio, e ci ha preparato diversi appuntamenti per condividere il nostro progetto.
Il nostro primo appuntamento è all’istituto St Pierre, casa di cura per bambini malati. Davanti ad un piccolo gruppo di una decina di bambini, raccontiamo la nostra avventura, e facciamo anche una piccola dimostrazione di stampa 3D. Ci arrivano un sacco di domande: “Possiamo fabbricare tutto quello che vogliamo con questa stampante? Avete visto degli squali?” Doniamo all’istituto Escornabot, il piccolo robot  didattico che ci era stato regalato dall’equipe di Bricolabs, e che ha fatto il viaggio con noi da La Coruna (http://blog.lab-rev.org/escales-en-galice/). Ci va bene, siamo con il loro professore di informatica, che pensa già a numerosi esercizi ludici con questo supporto!
Dopo i piccoli, ecco il turno dei grandi! Direzione Polytech Montpellier! Eccoci quindi proiettati a qualche anno fa, ma questa volta dall’altra parte dell’anfiteatro! Gli studenti in ingegneria meccanica e dei materiali sono molto interessati dal progetto, sia per il lato tecnico sia per il lato “avventura”, in particolar modo le piccole difficoltà che sono all’ordine del giorno quando si vive su una barca che è camera, soggiorno, cucina, mezzo di trasporto e laboratorio di meccanica allo stesso tempo!
Tra due appuntamenti, approfittiamo per preparare la barca per il canale: togliamo le vele, i boma, abbassiamo il generatore eolico (che sennò rischia di non passare sotto i ponti). Ok, siamo pronti per qualche settimana di navigazione 100% a motore!
Disalberiamo l’albero di mezzana utilizzando l’albero maestro. Con un grande palo sul ponte, senza le sartie a cui tenerci, perdiamo i riferimenti! Non solo mancano punti per tenersi, ma  ci prendiamo l’albero in testa tutte le volte che usciamo dalla cabina!
L’inizio del canale non è a Palavas, e ci resta da disalberare l’albero maestro. Partiamo per Sete l’8 ottobre, molto presto il mattino siccome bisogna arrivare prima delle 9h30, orario di apertura dei ponti. Ci sono circa 12 miglia.
Ci sono 25 nodi di vento in faccia, e Brutus ha difficoltà a farci avanzare più veloci che 3 nodi. A questo ritmo, non saremo mai puntuali a Sete! Ma abbiamo un’idea, issiamo il genoa con la drizza dello spy, ed eccoci a quasi a 5 nodi!
Come dei veri assi delle tempistiche, arriviamo davanti al ponte alle 9h28. Passiamo i 5 ponti, e ci ritroviamo nell’etang de Thau, alla ricerca di un cantiere che possa farci disalberare in giornata. Accostiamo su un pontile all’inizio dell’etang de Thau, e ci troviamo una barca a vela disalberata, Courlevent, che si appresta a percorrere il canal du midi.
Olivier et Aurelie, dopo aver navigato fino alle baleari quest’estate, vanno a passare l’invero a Tolosa. Hanno dei problemi al motore, e non appena qualche minuto dopo, Adrien è già buttato nel loro compartimento motore per aiutarli!
Ci indicano un cantiere dotato di gru, e ci andiamo a piedi, dopo aver fatto una piccola sosta in una panetteria per assaggiare qualche famosa tielle di Sete! Romain, il gestore del cantiere, ci da persino delle assi di legno per appoggiare gli alberi, grazie ai quali smetteremo di sbatterci la testa contro tutto il giorno!
Partiamo l’indomani mattina, in compagnia di Courlevent, le barche affiancate per attraversare l’etang de Thau. E’ comodo per parlare, e le nostre barche si completano a vicenda: noi abbiamo un motore più potente, loro hanno il pilota automatico.
Prendiamo il canal du midi (del mezzogiorno) a mezzogiorno del 9 ottobre. (mi premio da solo per questo fantastico gioco di parole)
E’ da ora che i guai cominciano. Siccome questa tappa, che immaginiamo dedicata al far nulla ed agli aperitivi, poichè la navigazione non presenta rischi, è di fatto la parte di viaggio più incerta. Oltre ai problemi del motore, oramai ne siamo abituati, c’è il problema del pescaggio.
Di fatto, il caro vecchio Pierre-Paul Riquet (1609-1680), ideatore del canale, lo fece costruire per 1,60 m di profondità, ma nei tre secoli successivi, il canale si è insabbiato. Oggi è garantito per barche che pescano 1,40 m, o meglio 1,20 m. Noi peschiamo 1,55 m (in realtà non siamo d’accordo su questa misura è una media). Ecco il problema.
Siamo a conoscenza di questo particolare fin dall’inizio, ed abbiamo pensato a numerose soluzioni (non dimenticatevi che 3 membri dell’equipaggio hanno fatto studi di architettura navale). Alleggerire la barca? Perchè no, ma per guadagnare 10 cm, bisognerebbe alleggerire… di una tonnellata! Non facile. Una soluzione alla quale si è pensato sarebbe quella di gonfiare una zattera galleggiante sotto lo scafo, per fare una specie di galleggiante sotto alla barca. Abbiamo anche pensato a recuperare mille e mille bottiglie di plastica per costruire questo supporto galleggiante, insomma, le idee non mancano!
Finalmente, sembra che si riesca a passare, in profondità ed anche in altezza.
Da subito iniziamo a contare le volte che tocchiamo il fondo del canale. Secondo voi, quante volte? Scommettete pure, troverete la risposta alla fine dell’articolo! Facciamo molta attenzione a restare al centro del canale, e teniamo sempre d’occhio il profondimetro.
Arrivati alla prima chiusa, sembrerebbe passare. Chiediamo al responsabile della chiusa, che ci dice che se siamo arrivati fino a qui, arriveremo fino a Tolosa. Ci rassicura, ma non tutti avranno la stessa risposta.
La vita sul canale è ritmata dalle chiuse. I loro orari di funzionamento impongono degli orari di navigazione tranquilli (9h00-12h30, 13h30-18h00), e le manovre  si susseguono, in ragione di una decina al giorno in media.
E’ piacevole navigare con i nostri amici di Courlevent. Quando il canale è sufficientemente largo, ci affianchiamo, e alla sera, ci ormeggiamo a loro (con 80 cm di chiglia, si possono avvicinare alle sponde. Non è il nostro caso) Ci aiutano a disincagliarci, e noi li rimorchiamo quando il loro motore surriscalda. Ci completiamo a meraviglia!
La navigazione sul canale non ha nulla a che vedere con la navigazione in mare. Siamo all’interno del paesaggio, e lo vediamo scorrere molto più velocemente che al largo. Sebbene, la nostra velocità non è che di 8 km\h (si, sul canale, dimentichiamo per un attimo i nodi e le miglia, e misuriamo come i terrestri). Passiamo nel cuore delle città, o meglio dei villaggi, ed incrociamo numerosi turisti tedeschi al timone delle loro house boats affittate. Alle volte ci fanno un po’ paura, dandoci l’impressione che non sanno portare del tutto la loro imbarcazione…
Le infrastrutture per accogliere i naviganti sono relativamente assenti lungo il canale, approfitteremo di una tappa a Beziers per fare una doccia su un pontile, l’ultima prima di Tolosa.
I “biefs” (parti di canale tra due chiuse) si susseguono, alcuni più profondi di altri, e con alle volte delle variazioni di livello improvvise dovute alle chiuse. A Carcassonne, l’equipaggio di Courlevent si ferma qualche giorno, mentre noi continuiamo. Troviamo poco dopo Caro e Ludo, amici che amano la barca “ma quando non si muove troppo”. Il canale è dunque l’occasione di passare del tempo a navigare con loro senza che abbiano paura del mal di mare.
Ci incagliamo a pochi metri di distanza dallo spartiacque, al colle Naurouze, il punto più alto del canale (190 metri sul livello del mare). Olivier et Leo sono obbligati a scendere a terra con delle cime d’ormeggio per “aiutare” il motore. Dopo qualche minuto si riparte! Ci fermiamo per la notte non lontano dall’obelisco di Riquet, monumento alla gloria del concepitore del canale.
I veri grossi problemi cominciano l’indomani. La prima porzione di canale verso Tolouse è piena di materiale, tocchiamo praticamente in modo continuato il fondo. Dopo aver passato la chiusa di Montgiscard, urtiamo un grosso, molto grosso banco di fango (i tecnici delle chiuse lo chiamano un “toc”) ci blocca completamente.
Scendiamo con delle cime, per aiutare il motore, ma nulla, la barca è completamente piantata. Tiriamo come pazzi da un ponte che sta a qualche metro davanti a noi,ma niente non si muove.
Olivier parte sul tender per sondare il fondo del canale davanti alla barca. Questo “toc” fa almeno 25 m di lunghezza e occupa tutta la larghezza del canale.
Ce ne usciremo al calare della notte, dopo due ore di sforzi, facendo muovere la barca per scavare nel fango, combinando con l’ancora (portata in avanti con il tender e recuperata con il verricello), tre persone a tirare a terra, e il motore al massimo. Con questo metodo, andiamo avanti di 5 metri in 5 metri, e riusciamo a piccoli passi a passare questo “toc”.
Decidiamo di andare fino alla prossima chiusa, con Ludo, Olivier e Leo che camminano sul sentiero di alaggio con le cime nel caso in cui un nuovo “toc” si presenti. Sette chilometri di marcia notturna con la frontale su un cammino pieno di buche e di rami a fare ricognizione per la barca!
L’indomani è il motore che rifiuta di accendersi. Già il giorno prima l’accensione è stata difficile, ma ora, nulla. E’ stato molto sollecitato da una settimana, e apparentemente non ha apprezzato… Inoltre al mattino fa sempre più freddo, e manco questo aiuta. Passiamo una chiusa tirando la barca con le cime, e solo dopo qualche altro tentativo, ci rassegnamo ad andare avanti fino alla chiusa successiva alando la barca, in cerca di elettricità per ricaricare le batterie utilizzate per i tentativi di messa in moto.
In questa ultima chiusa (l’ultima prima di Tolosa), incontriamo Blaise, che lavora nel ristorante davanti, e che abita su una barca un poco più lontano. Ci presta la possibilità di attaccarci all’elettricità. Mentre, il motore rifiuta sempre di accendersi. Siamo pronti per smontare la testata! Blaise ci indica un garage associativo un po’ più lontano, che potrebbe prestarci gli attrezzi di cui potremmo avere bisogno. Combinazione sono anche specialisti nell’olio fritto esausto: RouleMaFrite31. Partiamo quindi in cerca di attrezzi e di consigli, solo più 5 km da fare a piedi tirando la barca!
Fortunatamente fa bello, e una volta partita la barca rimorchiata scivola sull’acqua da sola. I Meccanici di RouleMaFrite ci consigliano di smettere con l’olio esausto: il nostro vecchio motore, sprovvisto di preriscaldamento, non riesce a bruciare bene l’olio, questo spiega i problemi di deposito di residui che regolarmente abbiamo.
Il motore ripartirà a fine pomeriggio. Arriviamo nella città rosa di notte, e ormeggiamo al Porto-Saint-Sauveur. Strana sensazione quella di essere in barca in pieno centro città!
L’indomani smontiamo il motore fino ai pistoni! Gwen, il nostro meccanico a distanza, ci guida, e troviamo la causa del malfunzionamento: i segmenti, le guarnizioni metalliche che permettono la tenuta tra i cilindri ed i pistoni, sono consumati. Se non c’è tenuta, non c’è compressione, se non c’è compressione, non c’è esplosione, se non c’è esplosione, il motore non funziona.
Adrien parte per cercare nuovi segmenti, mentre il resto dell’equipaggio fa turismo gastronomico: Aligot e salsiccia di Tolosa! Visitiamo Artilect, il fablab di Tolosa, primo fablab francese, ed anche il più grande: 700m2 di locali, ma soprattutto 1000 soci!!! Si innamorano del nostro racconto, e si offrono di aiutarci a mettere a punto uno dei nostri prototipi sviluppati lungo il canale du midi: l’AperoWinch,un porta bicchieri universale per tutti i velisti, fatto di un supporto stampato con la stampante 3D che si incastra sui winch, e di un piatto in legno tagliato al laser.
Dopo 10 giorni bloccati a Tolosa (aspettare i segmenti, riceverli, scoprire che non sono quelli che servono a noi, ricominciare…) riusciamo finalmente a ripartire il 26 ottobre, direzione Bordeaux e l’atlantico! L’equipaggio cambia, Caro, Ludo e Leo rientrano a casa, Cassandra ritorna. La parte tra Tolosa e Bordeaux dovrebbe essere più facile, sono garantiti 1,60 m d’acqua…
A proposito, tra Sete e Tolosa, 230 km, abbiamo toccato (circa) 250 volte. Non male no?

Bonifacio – Palavas-Les-Flots : Karukera torna a casa !

Strana sensazione quella di entrare in un terreno conosciuto. Una sensazione di comfort prende piede a bordo: conosciamo già certi posti dove andremo, ritroviamo degli amici, facciamo la doccia più volte alla settimana. Dopo qualche mese all’avventura siamo stuzzicati non più dallo sconosciuto ma dall’autunno: abbiamo smesso di combattere contro il caldo: Winter is coming. Bisogna arrivare prima in baia per sapere dove dare ancora, tiriamo fuori le coperte, le sciarpe, i berretti. Ritroviamo il piacere di mangiare in quadrato, apprezziamo quando il sole ci scalda la pelle verso mezzogiorno.
Se il grande caldo è finito, non si può dire la stessa cosa della stagione: i turisti che hanno scelto di evitare l’alta stagione di luglio e agosto sono la! Bonifacio è ancora piena di gente in vacanza, ma il prezzo del porto è già passato in categoria media-stagione. Ritroviamo tariffe accettabili con servizi piacevoli: docce e bagni sono a 150m dalla barca. Facile. Ma questa tappa non è che un breve stop: un colpo di vento deve passare sulle bocche e non bisogna che ci attardiamo! Per qualche giorno, saremo di bolina, in condizioni dure: 25 nodi e mare agitato. Fortunatamente ci sono sul nostro percorso delle belle baie e degli ancoraggi ridossati. Apprezziamo per l’ultima volta le acque turchesi e la sabbia fine, approfittiamo delle temperature non esagerate per andare a fare quattro passi in montagna.
Ad Ajaccio, abbiamo appuntamento con il giovane e primo fablab Corso (http:77fablabajaccio.com/), e siamo colpiti dal lavoro che Marylin Richard è riuscita a fare in solo tre mesi. Il fablab è ospitato nei locali del Credit Agricole Corse, e beneficia di una grande superficie. Il suo futuro promette bene, abbiamo voglia di vedere il seguito!
Approfittiamo del nostro scalo ad Ajaccio per fare un cambio di equipaggio, e ci passiamo anche tutto un week-end. Per non pagare il porto -cosa obbligatoria visti i fondi di Lab-Rev- diamo ancora vicino a riva. Il primo giorno tutto bene, mentre il secondo giorno tutto si complica: il vento si alza rapidamente. Vogliamo ritornare a bordo, e al momento di risalire sul tender, vediamo la barca allontanarsi! Parte verso una piccola barca a vela vicina ma le passa vicino per davvero pochissimo. Saliamo, accendiamo il motore, ma la nostra ancora si è presa nella catena della piccola barca a vela. Malgrado numerosi tentativi per liberare le ancore, non vuole saperne di venire. Il vento aumenta ancora, e ora sono tutte e due le barche, la nostra e la piccola, che arano. E arando si dirigono verso una terza barca, una barca a vela più grande che era sotto vento. Presi in questo pasticcio, non abbiamo altra soluzione che lasciare tutta la nostra linea d’ancora sul fondo! Ci sono 18 metri di profondità: sarà dura venire a recuperarla. Ma fortunatamente il nostro partner Croisiera (http://www.croisiera.com/) ha la base ad Ajaccio, e dispongono di bombole da sub. Stephen verrà per liberare i tre ancoraggi sul fondo e troverà un bel pacchetto di nodi! Le catene sono bloccate su un relitto, ma nonostante tutto riusciamo a recuperare la nostra ancora e la nostra catena. Grazie Croisiera! Cerchiamo di contattare il proprietario della piccola barca ma chi contattiamo non sembra molto preoccuparsene. Lasciamo quindi le due barche l’una vicino all’altra e ripartiamo l’indomani mattina.
Dominique, il papà di Olivier prende il posto di Cassandre che sbarca dopo 3 mesi a bordo. Un rinforzo è ben gradito siccome ci apprestiamo ad attraversare verso il continente. Si comincia con una tappa verso le isole Sanguinaires all’uscita della baia di Ajaccio.
Il giorno dopo approfittiamo di un vento favorevole per fare rotta su la Girolata, un ancoraggio molto ben protetto: un groppo è atteso e dobbiamo ridossarci. Ci rimaniamo bloccati per 48h, e ripartiamo direttamente in direzione di Antibes non appena c’è un pò meno mare.
L’inizio della traversata promette bene: andiamo via a 5,5 nodi di bolina, praticamente in rotta diretta. Come previsto il vento gira, e noi viriamo. Ma questo vento troppo debole non ci permetterà di avanzare contro la corrente residua che si è creata in seguito al groppo dei giorni scorsi. Accendiamo il motore verso mezzanotte rassegnati. All’alba il mare è calmo, zero vento, e incrociamo diversi cetacei. Dei delfini vengono a giocare intorno alla barca, e ci sembra di vedere una balena in lontananza. Ma è qualche ora dopo che abbiamo fatto un incontro impressionante: vediamo una balena a 500 metri davanti a noi in superficie, e quando le passiamo a 50 metri su un lato, non sembra preoccuparsi della nostra presenza. Spegnamo il motore e per un quarto d’ora la vediamo respirare e rilassarsi dolcemente a pelo d’acqua! Non siamo che a 50 km dalla costa e lo spettacolo è incredibile!
Arriviamo senza problemi a Antibes, il vento ci permetterà anche di dare spy per un’ora.
Questo scalo è un luogo di incontro privilegiato perchè siamo attesi dal Navlab (http://navlab.avitys.com/), primo fablab nautico. Bruno Messin il fondatore era venuto in Bretagna per aiutarci in cantiere l’inverno scorso, è dunque con piacere che lo ritroviamo nel sud della Francia. Il Navlab è in centro ad Antibes, e come nostra abitudine andiamo a visitarne i locali, prima di invitare i membri a visitare Karukera. Dispongono di un laboratorio con macchinari classici per la fabbricazione a controllo numerico, di due sale destinate al coworking, di una sala riunioni e di una terrazza, il Navlab ha la particolarità di non essere un open-space, a differenza dei fablabs. Questo permette ai coworkers di non essere distratti dal rumore dei Dremmel!
Comodo.
Incontriamo poi la persona che traduce il nostro blog in italiano dall’inizio del viaggio: Paolo! Che piacere incontrare di persona qualcuno con il quale abbiamo avuto
contatti solo attraverso internet. Ed oltre a fare le traduzioni, ci porta diversi utili consigli su come intraprendere il canal du midi. Essendo istruttore di vela a Les Glenans sulla base di Onglous, conosce bene la navigazione in questa zona. Ci presterà una carta del canale du midi, e anche un’antenna GPS, che funziona a meraviglia
attaccata alla nostra centrale di navigazione. GRAZIE PAOLO !!!
Patendo da Antibes, siamo solo più due a bordo (Olivier e Adrien): Dominique è partito, e dobbiamo andare a Palavas les flots. Presenti a bordo dall’inizio del viaggio, l’equipaggio è ben rodato e la navigazione non ci presenta problemi. La prima tappa è fastidiosa: navigheremo solo a motore fino alla baia di Agay, dove ancoriamo davanti ad un villaggio Pierre & Vacances. Abbiamo fatto ancoraggi più esotici, ma il posto è ridossato, non ci lamentiamo.
Il giorno dopo siamo fortunati: la meteo è perfetta, navighiamo al traverso e poi al portante! Passiamo nel bel mezzo di una delle regate di Saint Tropez, fa piacere vedere delle barche che navigano a vela!
Il vento ci permette di macinare 50 miglia in un giorno, e la sera è a Porquerolles che ci fermiamo. E nel momento buono, siccome le nuvole che ci hanno permesso di assistere ad un tramonto magnifico, causeranno un temporale enorme suul’isola.
Volendo andare a Marsiglia in giornata, un dubbio ci assale dal mattino: c’è molto vento, si toccano i 50 nodi sotto raffica in porto. Deve rinforzare su Porquerolles in giornata, ma deve diminuire andando verso ovest. La manovra di porto non è facile, in due con tutte queste raffiche. Ma ne usciamo bene, e dall’imboccatura del porto, scivoliamo via! Con un quinto del genoa srotolato a prua, andiamo via a 6 nodi circa. Le condizioni muscolose non ci impediscono comunque di fare qualche foto, le onde sono corte, le raffiche violente, ma restiamo positivamente impressionati per il comportamento molto marino di Karukera che un’altra volta si difende molto bene in queste condizioni forti. Surfiamo le creste delle onde vicino alle calanques di Marsiglia, e le planate intense sono magiche mentre vediamo apparire la città Phoceenne nel mezzo delle isole calcaree!
A Marsiglia, incontriamo David Ben Haim, uno dei cofondatori de la Charbonnerie, un futuro fablab. Marinaio ed ingegnere, abbiamo già discusso con lui a proposito dell’idrogeneratore e della centrale di navigazione. Ci confrontiamo su numerose migliorie che potremmo apportare ai nostri prototipi, e lui non ha aspettato: ha già costruito la centrale di navigazione attraverso lo schema open-source disponibile sul nostro Wiki (http://wiki.lab-rev.org).
Visiteremo in seguito la Charbonnerie (http://www.lacharbonnerie.com/), ancora in allestimento, che diventerà un laboratorio partecipativo comunitario. Il posto si compone già di uno spazio di coworking operazionale che ha il suo senso: 5 amici hanno bisogno di una scrivania, e si associano per condividere il luogo di lavoro. Siccome hanno bisnogno di macchinari adatti al loro lavoro tanto vale condividerli! Dispongono di macchine a controllo numerico, ma anche di maccchinari per fabbricazioni classiche: si tratta di un laboratorio in centro città dove si può costruire, sistemare, incontrare! Abbiamo voglia di vedere a cosa assomiglierà il posto quando aprirà, e per ora non postiamo nessuna immagine ma lasciamo spazio alla vostra
immaginazione!
Dopo un necessario rifornimento, lasciamo Marsiglia senza completamente vento. L’anemometro indica 5 nodi: è il vento creato per la nostra velocità a motore. Siccome si tratta di una delle nostre ultime tappe in mediterraneo, ci resta così un buon ricordo di queste condizioni incontrate troppo sovente! L’ultimo ancoraggio sarà probabilmente il peggiore (e speriamo che sarà sempre così) di 6 mesi di navigazione: davanti a Fos-sur-mer, una baia protetta tra cargo e terminali petroliferi che segna il nostro ingresso nel territorio delle zanzare! Fortunatamente che fa già freddo siccome c’è ne sono dappertutto, e noi ci chiudiamo all’interno della barca.
Il giorno dopo ci alziamo e sono 45 miglia che dobbiamo fare a motore per arrivare a Palavas. Fortunatamente un pò di vento si leva per migliorare la nostra velocità a motore, siccome la nebbia del mattino non è solo nei nostri occhi mal svegliati. Le zanzare ci hanno rovinato il sonno, e navigheremo in quarti tutto il giorno per recuperare le ore di sonno perse. E’ fondamentale perchè alla sera dobbiamo incontrare amici che non vediamo da un pò, e un poco di festeggiamenti ci faranno bene! Troviamo anche l’energia per fare l’ultimo prelievi di plancton in mediterraneo, ed Eolo, come per farci un regalo, si mette a soffiare per un’oretta giusto per dare spy fino all’arrivo!

Sicilia – Sardegna : Brutus Capriccioso

Dopo aver lasciato Yahia e Alix in Sicilia, ci dirigiamo verso l’isola di Vulcano. Navighiamo appena qualche ora a vela in condizioni molto piacevoli. La sera all’ancora, siamo sorpresi dall’odore di uova marce, è lo zolfo emesso dal vulcano ancora in attività. Quando scendiamo a terra l’indomani, scopriamo i famosi bagni di fango dell’isola. Ma non ci attardiamo, partiamo all’inizio del pomeriggio per Lipari, l’isola vicina. La, scenario abituale: i tre porti principali ci offrono solo tariffe a 70 euro per notte. Ne approfittiamo per fare il pieno d’acqua e di gasolio (con uno stupido al rubinetto che lo apre mentre entriamo il tubo dell’acqua dall’oblò per arrivare ai serbatoi, risultato: inondazione a bordo!) ma ripartiamo rapidamente per trovare un ancoraggio un pò più distante. Troveremo un posticino simpatico davanti ad una spiaggetta dove c’è un bar. Il proprietario ci da la password per il wifi, assicurandoci che resterà acceso tutta la notte e che possiamo servircene senza problemi. Perfetto! Ne approfitteremo per gli aggiornamenti amministrativi come per esempio pubblicare l’articolo precedente. L’isola successiva è Salina. Ancora un ancoraggio, approfittiamo di un po’ di tempo libero alla fine del pomeriggio per riparare il passa-uomo di prua che aveva fatto entrare tanta acqua durante la traversata Grecia-Sicilia.
Continuiamo con Alicudi, l’ultima delle eolie. A metà pomeriggio, mentre navighiamo a motore, sentiamo un rumore sospetto provenire dal motore. Apriamo il compartimento motore e notiamo che l’alternatore vibra pericolosamente. Un bullone si è svitato e c’è un falso contatto su un cavo. Questo spiega le nostre preoccupazioni riguardo al caricamento della batteria del motore da qualche giorno. Guardando da più vicino, notiamo che i buchi attraverso i quali passano i bulloni di fissaggio hanno talmente gioco che oramai hanno la forma di un pallone da rugby. Non vogliamo prendere il rischio di rimontare così e aspettiamo il prossimo negozio di ferramenta per fare una riparazione di fortuna. Ma non sarà a Alicudi che la troveremo. Ci tiriamo comunque un po’ su di morale con un posto barca gratuito sul pontile dei pescatori. L’indomani mattina ripartiamo all’alba per Ustica, un isola un po’ all’est delle eolie, sarà il nostro ultimo scalo prima della traversata. Il nostro risveglio di buon mattino ci permette di approfittare di una magnifica alba su Alicudi che lasciamo a poppa.
A Ustica, troviamo ancora un posto gratuito vicino ai gommoni dei subacquei, siccome l’isola è molto reputata per le immersioni, e la quasi totalità dei turisti vengono per questo. L’indomani troviamo il necessario per la riparazione all’alternatore: una barra filettata sufficientemente lunga per mantenere l’alternatore in due punti (e non solo uno come prima). Riempiamo i serbatoi e siamo finalmente pronti alla partenza. L’unico che non si presenta all’appuntamento è il vento. E non serve a niente aspettarlo di più, mancherà tutta la settimana, allora tanto vale muoversi subito perchè se aspettiamo troppo, rischiamo un colpo di vento all’arrivo in Sardegna. Ci buttiamo dunque in questa folle traversata a motore! Come ci si può aspettare, il clima a bordo non è dei migliori, la monotonia del motore diesel ci deprime tutti. Per sfuggire alla noia leggiamo però molto.
Piccolo diversivo durante la traversata: una tartaruga di mare passa appena a fianco della nostra barca. Torniamo indietro per seguirla un po’ ma si riimmerge subito… Dopo due notti in mare, intravediamo la costa sarda. Il vento rinforza pian piano e il cielo si copre e sotto una pioggia battente ci avviciniamo all’isola di Tavolara.
Non appena siamo sicuri che l’ancora tiene bene, scendiamo a terra per una meritata colazione al ristorante sulla spiaggia. Ritorniamo poi a bordo per riposarci ma verso le 19h00, il vento si alza violentemente e comincia a farci arare. Saltiamo fuori delle nostre cuccette, accendiamo il motore e rimontiamo l’ancora. La manovra non è facilissima perchè nonostante il motore avanti tutta arriviamo difficilmente ad avanzare contro vento. Inoltre siamo entrati nella zona riservata ai bagnanti e l’ancora sembra presa in una boa gialla. Per fortuna però rapidamente l’ancora si libera e issiamo il genoa per avere un po’ più di potenza. Boliniamo per allontanarci dalla spiaggia siccome eravamo a due passi dall’incagliarci. Basta ancoraggi, andiamo a Olbia che è molto protetta in fondo ad un lungo canale. La abbiamo la bella sorpresa di trovare un posto in banchina gratuito. L’indomani incontriamo il fab-lab di Olbia. Stanno organizzando un evento per far conoscere la tecnologia del fab lab ai bambini. Interveniamo per presentare la nostra avventura, con l’aiuto di un interprete siccome il nostro italiano non è sufficiente… Ci ritroviamo con una quindicina di bambini che visitano la barca e che ritrovano la stessa stampante 3D che avevano visto allo stand.
Intanto abbiamo riscontrato di nuovo che il motore ha difficoltà ad accendersi. Temiamo di nuovo che sia sporco come all’isola d’Elba. Smontiamo il collettore per una pulizia completa.
Olbia è anche dove incontriamo Yann e Petra. Navigano da 3 anni in mediterraneo su Nautic of Hamble, una barca delle stesse dimensioni della nostra. Passiamo una stupenda serata con loro! L’indomani continuiamo la nostra rotta verso la Francia mentre loro prendono le loro biciclette (che tengono a poppa della loro barca) per una gita nelle montagne sarde. La sera arriviamo a Caprera, una piccola isola a 8 miglia da Olbia. Ma il giorno dopo di nuovo un problema al motore. L’allarme del livello dell’olio suona di continuo e il motore ha difficoltà ad accendersi. Inoltre il winch di sinistra risulta grippato, e diventa inutilizzabile. Decidiamo quindi di tornare a Olbia dove sappiamo che ci sono tutti i servizi per la nautica disponibili.
Dopo un’ispezione, arriviamo alla conclusione che l’olio motore è pieno di impurità che hanno  intasato il filtro dell’olio. L’olio non potendo circolare liberamente, ha portato ad un abbassamento della pressione prima del filtro e all’attivazione dell’allarme. Procediamo ad un cambio olio ed alla sostituzione del filtro dell’olio.
Cogliamo l’occasione anche per sostituire le guarnizioni della pompa dell’olio che perdevano da qualche tempo. Solo che ordinare le guarnizioni richiede tempo e non possiamo aspettare. Ci lanciamo quindi nella realizzazione di guarnizioni a partire da tetra-pack di vino. E’ sufficiente ritagliare con precisione le guarnizioni con il cutter e di aggiungere un po’ di pasta grigia (pasta speciale per sigillare il motore) al momento di montarle.
Riaccendiamo il motore ed il problema dell’olio sembra ok ma il motore ha sempre difficoltà ad accendersi. Era molto sporco a livello dello scarico ma temiamo che lo sia anche a livello dell’aspirazione e delle valvole. Ma per controllare le valvole bisogna smontare la testa e la si che diventa una grossa operazione…
Non avendo altra possibilità, ci proviamo. Smontate le valvole, capiamo subito e sorridiamo: il problema è li! Le valvole sono talmente sporche che non tengono più.
La nostra felicità scompare rapidamente durante le lunghe ore a pulire. Alle 19h00 finiamo di rimontare tutto. Non ci resta più che accendere, momento di grande suspence quando giriamo la chiave… Il motore si accende dopo un quarto di giro! Perfetto! Lo lasciamo acceso ad alto regime con il 4% di benzina nel gasolio perchè si pulisca completamente. Dopo di che andiamo a festeggiare con i nostri amici Yann e Petra che sono tornati dal loro giro in bicicletta e che ci hanno apportato un grande sostegno morale durante i nostri problemi con il motore. Un profondo grazie a loro!
Tutto è a posto per ripartire. Ultimo pieno. Ultima spesa. Una pulizia a fondo del nostro spazio di vita che si era trasformato momentaneamente in un cantiere. E hop! Siamo di nuovo in acqua. E in due! Yann e Petra ci accompagnano fino a Golfo Pevero, una bella baia a circa 20 miglia a nord di Olbia. Siamo contenti di ritrovare il piacere del mare e di poter navigare con un’ altra barca. Soprattutto perchè con lunghezze identiche, andiamo esattamente alla stessa velocità.
L’indomani rotta sull’arcipelago della Maddalena. Il vento non è a nostro favore: 30 nodi in faccia ma il mare è calmo. Yann e Petra ci accompagnano ancora. E’ una giornata difficile, arrivano raffiche a 40 nodi e bisogna tirare bordi corti per bolinare tra gli scogli e gli stretti canali, ci sembra di essere in Bretagna del nord!
Il giorno dopo le nostre rotte si separano. Yann e Petra proseguono a ovest, direzione le baleari mentre noi ritorniamo in Francia con come prima tappa l’isola di Lavezzi.

Grecia-Sicilia : L’inizio della fine ?

Lasciamo la Grecia per ritornare in Sicilia dopo più di 4 mesi di navigazione, questa tappa segna il ritorno del Karukera in Bretagna. Dopo aver macinato più di 3000 miglia (circa 6000 km) la barca ha ben sofferto, e i nostri problemi in Grecia -anche se prevedibili- non sono nemmeno poi così srani: rimettere in buono stato questa barca che ha 46 anni è una delle nostre sfide, a significato della nostra volontà di fare del nuovo con del vecchio. Dalla partenza, abbiamo avuto problemi tecnici su tutti i componenti che non sono stati oggetto delle attenzioni del cantiere Camoel Nautic (http://www.camoel-nautic.com/), ma fino a qui nessun problema ci ha impedito di continuare. Se scopriamo i punti deboli del nostro Karukera, li rinforziamo, e continuiamo alla grande! I prototipi ci permettono di arrivare a raggiungere gli obbiettivi che ci eravamo fissati: a bordo, siamo abbondantemente autonomi in energia.

Rimettere rotta ovest è per noi un momento simbolico: in un certo senso, rientriamo a casa. Yahia e Alix che ci accompagnano presto scenderanno, Cassandra farà la stessa cosa tra qualche settimana e non ci sono altri amici attesi per sostituirli. Per quanto riguarda gli scali non prevediamo di visitare nuovi paesi. Tutto ciò ha forzatamente una ripercussione sul morale di bordo, e nemmeno le condizioni della traversata di ritorno, ne gli scali effettuati in sicilia ci consolano.

Ripartiamo dalla Grecia all’alba senza GPS, con 270 miglia da fare fino a Messina. Le prime 24 ore sono completamente diverse da quelle seguenti, che saranno tutte così spiacevoli. Dobbiamo tirare un lungo bordo di bolina in un mare agitato, per 24 ore. A questa andatura la barca picchia sulle onde, e tute le volte che si pianta nel cavo delle onde rallenta. Abbiamo come l’impressione di piantare pali a ogni onda. Le onde non sono molto alte, ma molto corte: piantiamo molti, davvero molti pali. Il vento soffia forte: 25-30 nodi secondo i momenti. Navighiamo con tre mani di  terzaroli (la randa più piccola possibile), randa di mezzana spesso ammainata, e solo mezzo genova. Colmo della situazione poco confortevole: ci sono diverse infiltrazioni nella cabina di prua, che è completamente zuppa. Il passa uomo non è più ermetico e la paratia che separa il gavone dell’ancora con la cabina lascia passare un po’ d’acqua.

Fortunatamente il mare si calma durante la notte e riusciamo a riposarci un po’. Pian piano, issiamo si più le vele e poco dopo l’alba, il vento smette completamente di soffiare. Accendiamo Brutus, il nostro fedele motore e non lo spegneremo che 3 ore prima dell’arrivo! Queste 24 ore seguenti sono certo più calme, ma è la noia che ci assale: il nulla all’orizzonte, non appena asciugata la biancheria bagnata, non ci resta che ascoltare il rumore dei pistoni che si alterna ben 1400 volte al minuto. La stanchezza poi si farà sentire alla fine della seconda notte.

Pensiamo di andare a Messina, in porto, nella speranza di riuscire a fare una doccia. Da dopo che Alix è arrivato a Roma, non abbiamo preso che 3 vere docce. Fa effetto per una settimana; dopo circa un mese, la mancanza di confort si fa sentire sempre più insopportabile. Ma arrivati a Messina, il colmo! 88 euro la notte che saranno poi 70, tutto per fare cinque docce e fare il pieno d’acqua. Violento rientro in Italia: la cassa d iLab-Rev non è più molto abbondante, bisogna oramai fare veramente attenzione.

Approfittiamo di questa sosta per verificare l’albero. Abbiamo ben tirato sulla ferramenta, bisogna verificare che tutto vada bene lassù.

Dopo questa ispezione, partiamo alla ricerca di un’alternativa al gps fisso che abbiamo rotto in Grecia. Questi oggetti di alta precisione costano 250 euro; non ne abbiamo la possibilità! Yahia, il nostro informatico, trova una soluzione connettendo via WIFI il GPS dei nostri smartphones e la nostra centrale di navigazione. E funziona!

Un grande risparmio per tutti quelli che vogliono navigare con questo  prezioso accessorio utile alla navigazione (350euro la nostra centrale VS 1800 euro per un oggetto simile in commercio)

Riprendiamo la navigazione verso Scilla, questo piccolo porto a monte dello stretto dove ci siamo fermati all’andata: è gratuito. Ma grossa delusione arrivando: l’unico posto per i visitatori è occupato, andremo dunque ad ancorare davanti la spiaggia. Numerosi rifiuti galleggiano sull’acqua, e fortunatamente qui ci immergiamo l’indomani mattina siccome un grosso pezzo di plastica si è incastrato attorno all’elica.

Dopo averlo tolto, ripartiamo a motore direzione Milazzo da dove Yahia e Alix devono partire. Ma un forte rumore sordo interrompe la calma della navigazione: alcuni piccoli pezzi di plastica erano rimasti incastrati nel corteco dell’albero motore. Questa componente di plastica serve a lasciar girare l’albero dell’elica riducendo l’attrito, essendo lubrificato dall’acqua. Ispezioniamo la parte e sembra un po’ spostata.

Non è una bella cosa, ma proviamo il motore dopo quest’incidente e non sembra avere problemi. Terremo la parte sempre sotto controllo.

Arrivati a Milazzo, è come sempre lo stesso circo: il primo porto dove chiediamo ci dice 88 euro. Situato in piena zona industriale, l’odore di gasolio ci dissuade e facciamo rotta su un altro piccolo porto un pò più distante. Se il paesaggio è migliore, il prezzo è una follia 120 euro la notte. Che contratteremo duramente a 70euro!

Yahia a Alix prendono il giorno dopo il treno per Palermo. Pensiamo di andare alle Eolie, con abbastanza lavoro da fare e probabilmente la possibilità di fare degli ancoraggi senza troppo complicarsi la vita nei porti.

 

 

Cefalonia – Levkas –Meganisi – Itaca : problemi in Grecia !

Dopo aver passato all’incirca un mese sulla costa italiana, passando da un porto all’altro tutti molto costosi e gestiti da ormeggiatori non sempre onesti e dove nei ristoranti il prezzo non è sempre quello indicato sul menù, navigare in Grecia è davvero piacevole. Le barche incontrate navigano a vela, i porti sono considerati come un servizio pubblico e  la vicinanza tra le isole montagnose arricchisce di confort le nostre giornate. O almeno così  avrebbe potuto essere. perchè bisogna non dimenticare di fare i conti con Murphy e la sua legge della sfiga massima, che si sembra essere abbattuta su di noi per tutti i dieci giorni che siamo stati in Grecia. Il paradosso è l’accostamento tra le condizioni da sogno e i problemi tecnici, tutto ciò ci ha lasciato un alone di frustrazione.

Arrivati a Argostoli dopo 60 ore di navigazione tra i temporali dalla Sicilia, spostiamo la barca per fare il pieno d’acqua, fare una doccia ed il bucato. Ormeggio insolito nei posti in cui siamo stati, qui si da ancora in porto: la barca perpendicolare al pontile, è mantenuta dall’ancora a prua e da due cime a poppa sul pontile. Difatto il concetto di “perpendicolare” è tutta una questione di interpretazione, questo  è il problema tra vicini: se le linee d’ancora non sono parellele, una si mette sopra quella del vicino. Questo da già fastidio in teoria e diventa pericoloso in pratica. In pratica se chi arriva ultimo la sera non parte primo al mattino, si rischia di avere un problema con le ancore. A Argostoli, nel momento esatto in cui ci prepariamo per partire e lasciare gli ormeggi, un traghetto viene a mettersi alla nostra sinistra mettendo la sua catena sulla nostra. Bisogna quindi immergersi per liberare la nostra ancora dalla sua, cosa che è più facile a dirsi che a farsi. Con l’aiuto di due grosse boe, ci mettiamo 2 ore per liberarci nuotando nell’acqua del porto dove vengono non  solo gettate le acque nere delle barche vicino, ma probabilmente anche le fogne del paese tenendo conto dell’odore che c’è.

Rotta su Lixouri, un piccolo porto vicino, dove siamo da soli. Ma sfortunatamente non è poi così riparato come sembrava; il vento e le onde mettono in pericolo Karukera che si trova giusto davanti ad un pontile. Se l’ancora ara in queste condizioni, la nostra poppa si rovinerà senza che noi possiamo avere il tempo di intervenire. Un vigile ci spiegherà che  non possiamo ormeggiare in questo porto: i pontili sono difatti danneggiati, probabilmente proprio a causa della debole protezione della diga foranea rispetto ai venti predominanti. Arriviamo comunque nonostante tutto a trovare un accordo per poterci mettere su un pontile meglio protetto per la notte. Iniziamo la manovra, tiriamo su l’ancora prepariamo le cime d’ormeggio per metterci nel nuovo posto. Non appena saremo completamente pronti, il vento cesserà di soffiare… Frustrante.

Ripartiremo l’indomani per Fiskardho, un porto a nord di Cefalonia. Circumnavighiamo l’isola per tutto il giorno, un favoloso spettacolo, l’alternanza di spiagge bianche e di  costa rocciosa.

L’arrivo a Fiskardho ci offre un nuovo esercizio d’ormeggio. I pontili sono pieni, bisogna dare ancora e passare le cime d’ormeggio su degli anelli previsti per questo scopo a bordo strada. Ma non possiamo avvicinarci agli anelli, perchè non c’è fondo: così due membri dell’equipaggio vanno a terra con il gommone e due lunghe cime, mentre gli altri 3 danno ancora. Ce  ne usciamo stranamente molto bene; essere in cinque a bordo aiuta!

Sfortunatamente, il vicino che si metterà al nostro fianco ha un’interpretazione del concetto di parallelo tutta sua. E l’indomani al momento di ripartire, dobbiamo immergerci per sbrogliare le catene. Sebbene l’acqua qui sia più pulita e la sua ancora più leggera, la difficoltà deriva dalla maggiore profondità. Ci abbiamo preso la mano, facciamo più in frettta. Ma al momento di accendere il Brutus, il motore del nostro Karukera, il motorino d’avviamento non funziona! E mai più funzionerà. Si comincia quindi con riparazioni meccaniche per due giorni, nell’officina improvvisata nel quadrato della barca.

Mentre una parte dell’equipaggio si occupa della riparazione del motorino d’avviamento, un altro equipe ripara la rotaia sull’albero della randa che aveva ben sofferto già durante la traversata. Saliamo due volte in testa d’albero, cambiamo qualche vite e hop siamo a posto per altri 40 anni!

Solamente una piccola componente del motorino d’avviamento sembra essere danneggiata ma non si trova il pezzo di ricambio a Fiskardho: bisogna andare sull’isola di Levkas per  trovarne uno. Ci adattiamo quindi ad accendere Brutus con una manovella!

Esercizio fisico fastidioso, è più facile farlo su un mare piatto. Grazie alle condizioni favorevoli ci dirigiamo su Nidri sull’isola di Levkas senza difficoltà. Siamo molto fortunati e troviamo velocemente un elettrauto che ha il pezzo di ricambio. Cerchiamo di acquistare  il pezzo per fare la riparazione da soli ma rifiuta e ci fa lui il lavoro per il mattino seguente. Sebbene il personaggio non è simpatico e ha un caratterino non facile, il suo lavoro è fatto benissimo; il motorino d’avviamento funziona di nuovo e Brutus si accende al primo quarto di giro!

Approfittiamo di questo scalo ricco di charm, pieno di barche a vela concepite per i grandi viaggi che vengono a cercare pezzi di ricambio specifici di seconda mano, o che semplicemente vogliono approfittare della tranquillità della baia ultra-ridossata davanti al porto. Poco prima di ripartire, sarà il nostro vicino che pescherà la nostra ancora: la rimonta al fondo della sua, e allora mentre noi dormiamo ancora, Karukera ara. Fortunatamente e simpaticamente, rimetterà la nostra ancora in buona posizione prima di andarsene; ci siamo salvati un immersione in apnea, solo un risveglio un po’ difficile

I problemi tecnici senbrano essere risolti, e possiamo finalmente approfittare appieno dei cinque ultimi giorni che possiamo concederci prima di ripartire! Ci interessa una baia splendida sull’isola di Meganisi, e approfittiamo del trasferimento per fare un altro prelievo di plancton e un po’ di surf sul gommone lasciandoci trainare dalla barca.

Nella baia delle vespe, la manovra è simile a quella fatta a Fiskardho, unica differenza: le cime d’ormeggio a terra vanno attaccate agli alberi che bordano la riva. Ma c’è molto fondo: e dobbiamo mettere tutta la catena. E forse ne mettiamo pure troppa, perchè perdiamo addirittura ancora e catena! Dopo i 45 m di catena sul Karukera, c’è un  tessile di 10m. Quest’ultimo non è stato attaccato bene a febbraio o marzo quando avevamo controllato la linea d’ancora; sta di fatto che si stacca e tutto, cioè ancora più catena, cade sul fondo del mare. Fortunatamente abbiamo una seconda ancora a bordo e ce ne serviamo per stabilizzare la  barca il tempo necessario a fare le opportune ricerche sotto marine. Riusciamo con difficoltà a recuperare l’ancora e la catena , rimettiamo a posto l’ancoraggio secondario e ricominciamo la manovra.

Un’ora dopo, la barca si è avvicinata alla costa. E’ evidente che l’ancora ara piano piano: impossibile dormire qui, ripartiamo. Fortunatamente la baia successiva permette un ancoraggio più convenzionale: semplicemente un ancora a prua! La notte sarà stupenda, Karukera da solo sotto le stelle.

Ripartiamo l’indomani verso Itaca, per il piccolissimo porto di Frikes. C’è molto vento, la barca avanza bene di bolina sull’acqua quasi piatta! Situato in una valle, Frikes è molto pittoresco ma le raffiche sono violente, fino quasi a fermare completamente la nostra barca mentre stiamo dando motore al massimo. Dopo aver lottato per avere un posto davanti alle altre barche che sono arrivate insieme a noi, finiamo per ormeggiarci e corriamo a fare una doccia calda offerta dall’alimentari locale per a 3 euro. La temperatura media è scesa in questa seconda parte del mese di agosto, e ci fa piacere non sudare nei minuti immediatamente successivi a questa piacevole sensazione di puliti!

Un’opzione meteo fa si che sia già il momento di ripartire! Facciamo il pieno di gasolio camminando quasi un kilometro fino alla pompa, e ci facciamo consegnare anche dell’acqua potabile da un camion cisterna, a 7 euro per 100 litri! Partiamo poi per Fiskardho, un ottimo punto di partenza per la traversata, e che presenta il vantaggio di avere numerosi supermercati.

L’ormeggio è ancora dei più strani, siccome non c’è più posto in pontile, ecco come facciamo: un’ancora a prua, una di fianco e una cima a terra. Consiglio: non tentate di fare una manovra così da soli! I pieni sono fatti , giusto il tempo di recuperare un souvenir e ripartiamo verso la Sicilia.  Solo che non appena issiamo la randa appena fuori dal porto, una borosa di terzaroli (una cima che ha la brutta abitudine di prendersi nel boma fino a che la randa non è completamente issata) si attorciglia all’antenna del GPS e la sbatte conto la parete del cockpit: il GPS chiaramente non funziona più. Presumiamo che sia il cavo che si è staccato, torniamo indietro verso Fiskardho. C’è molto vento e la manovra non è delle più facili. All’ultimo momento l’ancora si mette ad arare mentre siamo appena vicino al pontile. La barca tira forte sulle cime d’ormeggio, e il passacavo posteriore cede. Benissimo, del lavoro per tutto l’equipaggio: una parte di noi cerca di riparare il GPS, l’altra di riparare il passacavo.

CHAUMARD  Solo il GPS è definitivamente fuori servizio a meno di non improvvisarci periti elettronici, non siamo in grado di ripararlo. Il negozio di forniture nautiche che conosciamo propone di  spedirci un GPS in quattro giorni a 1800 euro. Non ci sono altre soluzioni. Non importa attraverseremo senza GPS fisso siccome per dire la verità non è necessario; siccome abbiamo a  bordo dei GPS portatili che andranno benissimo. Ci occuperemo di trovare una soluzione migliore in sicilia, e di qui a la andrà bene così! L’indomani all’alba, lasciamo gli ormeggi con un buona brezza e mare agitato. Karukera corre bene ma non abbiamo ancora finito i fastidi; le prime 24 ore saranno dure, a tirare bordi in un mare mosso.

Stromboli-Grecia: ritorno in Bretagna?

Sicilia, Ionio, isole Greche, parole che rimano con tranquillità estiva e
ombrellone.L’equipaggio del Karukera avrà visto troppe cartoline?
Non abbiamo così spesso messo le cerate da aprile, cosa che ha in parte
risolto i nostri problemi di igiene, ma se si dice caldo, si dice temporali!
L’anemometro indicherà diverse volte più di 60 nodi di vento in 10 giorni;
il vento, la pioggia, la grandine avrebbero potuto spettinare dei centauri. Dei buoni esercizi per l’equipaggio: “mettiamo tutte le vele!” e subito
dopo “ammainiamo tutto!”In rotta verso la Grecia lasciamo Stromboli nella nostra scia. Prendiamo lo stretto di Messina, che separa lo stivale dell’italia dalla sicilia al fine di lanciarci verso il punto più orientale del nostro periplo: le isole Ionie.
Passiamo da Scilla, piccolo porto prima dello stretto, ed entriamo in una zona altamente mitologica. E’ a Scilla che un animale da tante teste avrebbe divorato gli uomini dell’equipaggio di Ulisse. Toccando ferro su Karukera, seguiamo fiduciosi la sua direzione da Stromboli. La brezza da ovest prevista gira rapidamente da sud-est, e vediamo in lontananza sistemi temporaleschi, che si dissipano però di mano in mano che ci avviciniamo a terra. Il porto di Scilla non è dedicato al diporto ma c’è un molo per il ferry usato solo la domenica, al quale attracchiamo. Un porto gratutio! Ricco di charm inoltre.

20150809_111436

Lo stesso tipo di temporale della sera prima viene a rompere la tranquillità il giorno dopo. Il vento sale a 60 nodi, le onde arrivano da poppa e Karukera tira forte sulle cime d’ormeggio. Al punto che sradichiamo una bitta di cemento dal pontile, che avrebbe potuto facilmente affondare la nostra barca se Olivier non avesse liberato la cima velocemente. L’episodio dura circa un’ora. 7 cime sono passate su tutti i punti dove possono essere fissate a poppa, il motore è in marcia indietro ad alto regime, una nostra galloccia quasi si rompe e strapperà una piccola parte del ponte. La riparazione sarà facile ma noi siamo zuppi da testa a piedi, e ci prendiamo ill piacere di berci un thè caldo nel cuore dell’estate. Sistemeremo le cerate meglio dopo quest’episodio.

ciré scylla

Ripartiamo l’indomani per Reggio Calabria, porto molto costoso ma che offre numerosi servizi. Bisogna fare il pieno prima della traversata. Facciamo un incontro inatteso con Saverio, un personaggio che fa parte del paesaggio urbano. Taxista, venditore di pezzi di ricambio, meccanico, produttore di vino, formaggio e salame, capace di procurare ogni tipo di servizio e negoziatore senza pari, Saverio è conosciuto internazionalmente per la sua attività indescrivibile. Il portolano parla di lui, e conosce bene le barche che sono in scalo. Si vanta di essere stato amico di
Florence Arthaud, raccontando piccoli aneddoti sulla fidanzatina dell’atlantico. Ci porta nella sua base dove scopriamo che l’affitto di auto e di tavole da surf fa anche parte delle sue attività. Ci seduce con un bicchiere di bianco ben fresco, e ripartiamo con una forma di formaggio e vari salami. L’indomani, andrà persino a imbucare le nostre cartoline mentre preleviamo del contante in banca, prima di portarci al supermercato. Ci aspetterà con il cofano aperto su una piazza in sosta vietata, con il pretesto di un guasto per poter restare senza essere disturbato. Imbarchiamo qualcuno dei suoi deliziosi salami , e un po’ di vino rosso. E’ ora di lasciare gli ormeggi prima di essere rovinati.
500km e circa 60 ore di navigazione sono previste per andare in Grecia, il vento da sud moderato ci fa pensare ad una finestra meteo ideale. E’ così è per il primo giorno! Ne approfittiamo per stampare i pomelli della nostra cucina a gas che erano davvero usurati.

boutons four 3D

Essendo 5 a bordo, la prima notte di quarti non è molto stancante. In lontananza, vediamo temporali che illuminano l’orizzonte. Ma ne restiamo ai bordi. Il vento farà un piccolo giro non appena ci avviciniamo troppo al temporale. Questo ci rallenterà un po’, ma senza ripercussioni sulla vita di bordo. Il secondo giorno passa tranquillamente: andiamo via con tutte le vele a riva , e maciniamo miglia. Ma a fine giornata, l’aria è carica e il vento cala. I primi fulmini appaiono appena si fa notte. Ci accompagneranno tutta la notte.Siamo circondati da grossi cumulonembi che distinguiamo solo grazie ai fulmini. Tutti questi fulmini fanno pensare ad una sessione di fotografie con il flash, tranne che per l’ambientazione e le bevade fresche. Se i fulmini sono evidentemente il più grande rischio per una barca a vela, hanno comunque solo una piccola probabilità di colpirci; nonostante questo attacchiamo una catena alle sartie non si sa mai in modo che un fulmine possa passare all’acqua del mare senza troppo rovinare la barca. Ma non ci avvicineremo a meno di 3 km dal tuono più vicino; abbiamo molta fortuna. La cerchiamo anche un po’ la fortuna
zizzagando molto, fino a fare un giro di 15 km per evitare una di queste enormi nubi a forma d’incudine.

éclairs

Diverse volte nella notte, subiremo le raffiche vicino ai grossi groppi talmente scuri che sono visibili pure nelle notte. Il vento effettuerà un numero di rotazioni impressionanti durante quest’episodio, e l’anemometro segnerà fino a 60 nodi. Occasione per allenare l’equipaggio: bisogna ammainare tutte le vele più di una volta, ed issare nei momenti di calma piatta che seguono normalmente ai forti colpi di vento, e ricominciare. Siamo inoltre accompagnati da un caldo soffocante, le condizioni sono davvero ideali per far riposare il corpo e lo spirito dei marinai. Le frontali sono a portata di mano per vedere qualcosa nel mezzo di questa notte. Siccome bisogna ben riderne ne facciamo una ghirlanda intorno alla bussola.
La notte finsce, e di giorno lo spesso strato di nubi avrà almeno un merito. La freschezza dell’alba resta per lunghe ore. Ci riposiamo a bordo, e intanto che il quarto a riposo fa le proprie preziose ore di sonno, il quarto alle manovre ha giusto il tempo di ripassare il vocabolario della pioggia. Pioggerellina, temporale, diluvio: la varietà è stupefacente e sorprendente. Mentre inizia l’ultima tappa del nostro periplo,
e mentre pensiamo all’eccellente meteo bretone che ci attenderà al nostro arrivo a metà novembre, che cosa viene a ricordarci questa pioggia? Probabilmente che le previsioni in mediterraneo possono essere ancora più sbagliate di quelle sbagliate incontrate precedentemente.

Alix ciré

Ma questa dura prova finisce, e il sorriso ritorna. Le isole greche sono all’orizzonte!

arrivée en Grèce!

Dobbiamo fare il check-in con il servizio di immigrazione nel porto di ingresso in territorio greco: Argostopolis. Sull’isola di Cefalonia, il primo scalo sembra perfetto:
la notte in porto costa solo 12 euro, e offre gli stessi servizi per cui in un porto italiano
avremmo pagato quattro volte di più. Un supermercato a 50 metri dalla barca, un mercato a 250, e numerosi kebab nelle stradine adiacenti al porto. Tutto quello che cerchiamo dopo numerose settimane in Italia e una traversata difficile. Abbiamo circa dieci giorni da trascorrere in Grecia prima di rifare rotta sulla sicilia. Qualche problemino tecnico ci aspetta, ma ci faremo una bella doccia sul pontile in pieno centro di Argostopolis prima di accorgecene.