Dopo aver passato all’incirca un mese sulla costa italiana, passando da un porto all’altro tutti molto costosi e gestiti da ormeggiatori non sempre onesti e dove nei ristoranti il prezzo non è sempre quello indicato sul menù, navigare in Grecia è davvero piacevole. Le barche incontrate navigano a vela, i porti sono considerati come un servizio pubblico e  la vicinanza tra le isole montagnose arricchisce di confort le nostre giornate. O almeno così  avrebbe potuto essere. perchè bisogna non dimenticare di fare i conti con Murphy e la sua legge della sfiga massima, che si sembra essere abbattuta su di noi per tutti i dieci giorni che siamo stati in Grecia. Il paradosso è l’accostamento tra le condizioni da sogno e i problemi tecnici, tutto ciò ci ha lasciato un alone di frustrazione.

Arrivati a Argostoli dopo 60 ore di navigazione tra i temporali dalla Sicilia, spostiamo la barca per fare il pieno d’acqua, fare una doccia ed il bucato. Ormeggio insolito nei posti in cui siamo stati, qui si da ancora in porto: la barca perpendicolare al pontile, è mantenuta dall’ancora a prua e da due cime a poppa sul pontile. Difatto il concetto di “perpendicolare” è tutta una questione di interpretazione, questo  è il problema tra vicini: se le linee d’ancora non sono parellele, una si mette sopra quella del vicino. Questo da già fastidio in teoria e diventa pericoloso in pratica. In pratica se chi arriva ultimo la sera non parte primo al mattino, si rischia di avere un problema con le ancore. A Argostoli, nel momento esatto in cui ci prepariamo per partire e lasciare gli ormeggi, un traghetto viene a mettersi alla nostra sinistra mettendo la sua catena sulla nostra. Bisogna quindi immergersi per liberare la nostra ancora dalla sua, cosa che è più facile a dirsi che a farsi. Con l’aiuto di due grosse boe, ci mettiamo 2 ore per liberarci nuotando nell’acqua del porto dove vengono non  solo gettate le acque nere delle barche vicino, ma probabilmente anche le fogne del paese tenendo conto dell’odore che c’è.

Rotta su Lixouri, un piccolo porto vicino, dove siamo da soli. Ma sfortunatamente non è poi così riparato come sembrava; il vento e le onde mettono in pericolo Karukera che si trova giusto davanti ad un pontile. Se l’ancora ara in queste condizioni, la nostra poppa si rovinerà senza che noi possiamo avere il tempo di intervenire. Un vigile ci spiegherà che  non possiamo ormeggiare in questo porto: i pontili sono difatti danneggiati, probabilmente proprio a causa della debole protezione della diga foranea rispetto ai venti predominanti. Arriviamo comunque nonostante tutto a trovare un accordo per poterci mettere su un pontile meglio protetto per la notte. Iniziamo la manovra, tiriamo su l’ancora prepariamo le cime d’ormeggio per metterci nel nuovo posto. Non appena saremo completamente pronti, il vento cesserà di soffiare… Frustrante.

Ripartiremo l’indomani per Fiskardho, un porto a nord di Cefalonia. Circumnavighiamo l’isola per tutto il giorno, un favoloso spettacolo, l’alternanza di spiagge bianche e di  costa rocciosa.

L’arrivo a Fiskardho ci offre un nuovo esercizio d’ormeggio. I pontili sono pieni, bisogna dare ancora e passare le cime d’ormeggio su degli anelli previsti per questo scopo a bordo strada. Ma non possiamo avvicinarci agli anelli, perchè non c’è fondo: così due membri dell’equipaggio vanno a terra con il gommone e due lunghe cime, mentre gli altri 3 danno ancora. Ce  ne usciamo stranamente molto bene; essere in cinque a bordo aiuta!

Sfortunatamente, il vicino che si metterà al nostro fianco ha un’interpretazione del concetto di parallelo tutta sua. E l’indomani al momento di ripartire, dobbiamo immergerci per sbrogliare le catene. Sebbene l’acqua qui sia più pulita e la sua ancora più leggera, la difficoltà deriva dalla maggiore profondità. Ci abbiamo preso la mano, facciamo più in frettta. Ma al momento di accendere il Brutus, il motore del nostro Karukera, il motorino d’avviamento non funziona! E mai più funzionerà. Si comincia quindi con riparazioni meccaniche per due giorni, nell’officina improvvisata nel quadrato della barca.

Mentre una parte dell’equipaggio si occupa della riparazione del motorino d’avviamento, un altro equipe ripara la rotaia sull’albero della randa che aveva ben sofferto già durante la traversata. Saliamo due volte in testa d’albero, cambiamo qualche vite e hop siamo a posto per altri 40 anni!

Solamente una piccola componente del motorino d’avviamento sembra essere danneggiata ma non si trova il pezzo di ricambio a Fiskardho: bisogna andare sull’isola di Levkas per  trovarne uno. Ci adattiamo quindi ad accendere Brutus con una manovella!

Esercizio fisico fastidioso, è più facile farlo su un mare piatto. Grazie alle condizioni favorevoli ci dirigiamo su Nidri sull’isola di Levkas senza difficoltà. Siamo molto fortunati e troviamo velocemente un elettrauto che ha il pezzo di ricambio. Cerchiamo di acquistare  il pezzo per fare la riparazione da soli ma rifiuta e ci fa lui il lavoro per il mattino seguente. Sebbene il personaggio non è simpatico e ha un caratterino non facile, il suo lavoro è fatto benissimo; il motorino d’avviamento funziona di nuovo e Brutus si accende al primo quarto di giro!

Approfittiamo di questo scalo ricco di charm, pieno di barche a vela concepite per i grandi viaggi che vengono a cercare pezzi di ricambio specifici di seconda mano, o che semplicemente vogliono approfittare della tranquillità della baia ultra-ridossata davanti al porto. Poco prima di ripartire, sarà il nostro vicino che pescherà la nostra ancora: la rimonta al fondo della sua, e allora mentre noi dormiamo ancora, Karukera ara. Fortunatamente e simpaticamente, rimetterà la nostra ancora in buona posizione prima di andarsene; ci siamo salvati un immersione in apnea, solo un risveglio un po’ difficile

I problemi tecnici senbrano essere risolti, e possiamo finalmente approfittare appieno dei cinque ultimi giorni che possiamo concederci prima di ripartire! Ci interessa una baia splendida sull’isola di Meganisi, e approfittiamo del trasferimento per fare un altro prelievo di plancton e un po’ di surf sul gommone lasciandoci trainare dalla barca.

Nella baia delle vespe, la manovra è simile a quella fatta a Fiskardho, unica differenza: le cime d’ormeggio a terra vanno attaccate agli alberi che bordano la riva. Ma c’è molto fondo: e dobbiamo mettere tutta la catena. E forse ne mettiamo pure troppa, perchè perdiamo addirittura ancora e catena! Dopo i 45 m di catena sul Karukera, c’è un  tessile di 10m. Quest’ultimo non è stato attaccato bene a febbraio o marzo quando avevamo controllato la linea d’ancora; sta di fatto che si stacca e tutto, cioè ancora più catena, cade sul fondo del mare. Fortunatamente abbiamo una seconda ancora a bordo e ce ne serviamo per stabilizzare la  barca il tempo necessario a fare le opportune ricerche sotto marine. Riusciamo con difficoltà a recuperare l’ancora e la catena , rimettiamo a posto l’ancoraggio secondario e ricominciamo la manovra.

Un’ora dopo, la barca si è avvicinata alla costa. E’ evidente che l’ancora ara piano piano: impossibile dormire qui, ripartiamo. Fortunatamente la baia successiva permette un ancoraggio più convenzionale: semplicemente un ancora a prua! La notte sarà stupenda, Karukera da solo sotto le stelle.

Ripartiamo l’indomani verso Itaca, per il piccolissimo porto di Frikes. C’è molto vento, la barca avanza bene di bolina sull’acqua quasi piatta! Situato in una valle, Frikes è molto pittoresco ma le raffiche sono violente, fino quasi a fermare completamente la nostra barca mentre stiamo dando motore al massimo. Dopo aver lottato per avere un posto davanti alle altre barche che sono arrivate insieme a noi, finiamo per ormeggiarci e corriamo a fare una doccia calda offerta dall’alimentari locale per a 3 euro. La temperatura media è scesa in questa seconda parte del mese di agosto, e ci fa piacere non sudare nei minuti immediatamente successivi a questa piacevole sensazione di puliti!

Un’opzione meteo fa si che sia già il momento di ripartire! Facciamo il pieno di gasolio camminando quasi un kilometro fino alla pompa, e ci facciamo consegnare anche dell’acqua potabile da un camion cisterna, a 7 euro per 100 litri! Partiamo poi per Fiskardho, un ottimo punto di partenza per la traversata, e che presenta il vantaggio di avere numerosi supermercati.

L’ormeggio è ancora dei più strani, siccome non c’è più posto in pontile, ecco come facciamo: un’ancora a prua, una di fianco e una cima a terra. Consiglio: non tentate di fare una manovra così da soli! I pieni sono fatti , giusto il tempo di recuperare un souvenir e ripartiamo verso la Sicilia.  Solo che non appena issiamo la randa appena fuori dal porto, una borosa di terzaroli (una cima che ha la brutta abitudine di prendersi nel boma fino a che la randa non è completamente issata) si attorciglia all’antenna del GPS e la sbatte conto la parete del cockpit: il GPS chiaramente non funziona più. Presumiamo che sia il cavo che si è staccato, torniamo indietro verso Fiskardho. C’è molto vento e la manovra non è delle più facili. All’ultimo momento l’ancora si mette ad arare mentre siamo appena vicino al pontile. La barca tira forte sulle cime d’ormeggio, e il passacavo posteriore cede. Benissimo, del lavoro per tutto l’equipaggio: una parte di noi cerca di riparare il GPS, l’altra di riparare il passacavo.

CHAUMARD  Solo il GPS è definitivamente fuori servizio a meno di non improvvisarci periti elettronici, non siamo in grado di ripararlo. Il negozio di forniture nautiche che conosciamo propone di  spedirci un GPS in quattro giorni a 1800 euro. Non ci sono altre soluzioni. Non importa attraverseremo senza GPS fisso siccome per dire la verità non è necessario; siccome abbiamo a  bordo dei GPS portatili che andranno benissimo. Ci occuperemo di trovare una soluzione migliore in sicilia, e di qui a la andrà bene così! L’indomani all’alba, lasciamo gli ormeggi con un buona brezza e mare agitato. Karukera corre bene ma non abbiamo ancora finito i fastidi; le prime 24 ore saranno dure, a tirare bordi in un mare mosso.