AuthorAdrien Marchandise

Stromboli-Grecia: ritorno in Bretagna?

Sicilia, Ionio, isole Greche, parole che rimano con tranquillità estiva e
ombrellone.L’equipaggio del Karukera avrà visto troppe cartoline?
Non abbiamo così spesso messo le cerate da aprile, cosa che ha in parte
risolto i nostri problemi di igiene, ma se si dice caldo, si dice temporali!
L’anemometro indicherà diverse volte più di 60 nodi di vento in 10 giorni;
il vento, la pioggia, la grandine avrebbero potuto spettinare dei centauri. Dei buoni esercizi per l’equipaggio: “mettiamo tutte le vele!” e subito
dopo “ammainiamo tutto!”In rotta verso la Grecia lasciamo Stromboli nella nostra scia. Prendiamo lo stretto di Messina, che separa lo stivale dell’italia dalla sicilia al fine di lanciarci verso il punto più orientale del nostro periplo: le isole Ionie.
Passiamo da Scilla, piccolo porto prima dello stretto, ed entriamo in una zona altamente mitologica. E’ a Scilla che un animale da tante teste avrebbe divorato gli uomini dell’equipaggio di Ulisse. Toccando ferro su Karukera, seguiamo fiduciosi la sua direzione da Stromboli. La brezza da ovest prevista gira rapidamente da sud-est, e vediamo in lontananza sistemi temporaleschi, che si dissipano però di mano in mano che ci avviciniamo a terra. Il porto di Scilla non è dedicato al diporto ma c’è un molo per il ferry usato solo la domenica, al quale attracchiamo. Un porto gratutio! Ricco di charm inoltre.

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Lo stesso tipo di temporale della sera prima viene a rompere la tranquillità il giorno dopo. Il vento sale a 60 nodi, le onde arrivano da poppa e Karukera tira forte sulle cime d’ormeggio. Al punto che sradichiamo una bitta di cemento dal pontile, che avrebbe potuto facilmente affondare la nostra barca se Olivier non avesse liberato la cima velocemente. L’episodio dura circa un’ora. 7 cime sono passate su tutti i punti dove possono essere fissate a poppa, il motore è in marcia indietro ad alto regime, una nostra galloccia quasi si rompe e strapperà una piccola parte del ponte. La riparazione sarà facile ma noi siamo zuppi da testa a piedi, e ci prendiamo ill piacere di berci un thè caldo nel cuore dell’estate. Sistemeremo le cerate meglio dopo quest’episodio.

ciré scylla

Ripartiamo l’indomani per Reggio Calabria, porto molto costoso ma che offre numerosi servizi. Bisogna fare il pieno prima della traversata. Facciamo un incontro inatteso con Saverio, un personaggio che fa parte del paesaggio urbano. Taxista, venditore di pezzi di ricambio, meccanico, produttore di vino, formaggio e salame, capace di procurare ogni tipo di servizio e negoziatore senza pari, Saverio è conosciuto internazionalmente per la sua attività indescrivibile. Il portolano parla di lui, e conosce bene le barche che sono in scalo. Si vanta di essere stato amico di
Florence Arthaud, raccontando piccoli aneddoti sulla fidanzatina dell’atlantico. Ci porta nella sua base dove scopriamo che l’affitto di auto e di tavole da surf fa anche parte delle sue attività. Ci seduce con un bicchiere di bianco ben fresco, e ripartiamo con una forma di formaggio e vari salami. L’indomani, andrà persino a imbucare le nostre cartoline mentre preleviamo del contante in banca, prima di portarci al supermercato. Ci aspetterà con il cofano aperto su una piazza in sosta vietata, con il pretesto di un guasto per poter restare senza essere disturbato. Imbarchiamo qualcuno dei suoi deliziosi salami , e un po’ di vino rosso. E’ ora di lasciare gli ormeggi prima di essere rovinati.
500km e circa 60 ore di navigazione sono previste per andare in Grecia, il vento da sud moderato ci fa pensare ad una finestra meteo ideale. E’ così è per il primo giorno! Ne approfittiamo per stampare i pomelli della nostra cucina a gas che erano davvero usurati.

boutons four 3D

Essendo 5 a bordo, la prima notte di quarti non è molto stancante. In lontananza, vediamo temporali che illuminano l’orizzonte. Ma ne restiamo ai bordi. Il vento farà un piccolo giro non appena ci avviciniamo troppo al temporale. Questo ci rallenterà un po’, ma senza ripercussioni sulla vita di bordo. Il secondo giorno passa tranquillamente: andiamo via con tutte le vele a riva , e maciniamo miglia. Ma a fine giornata, l’aria è carica e il vento cala. I primi fulmini appaiono appena si fa notte. Ci accompagneranno tutta la notte.Siamo circondati da grossi cumulonembi che distinguiamo solo grazie ai fulmini. Tutti questi fulmini fanno pensare ad una sessione di fotografie con il flash, tranne che per l’ambientazione e le bevade fresche. Se i fulmini sono evidentemente il più grande rischio per una barca a vela, hanno comunque solo una piccola probabilità di colpirci; nonostante questo attacchiamo una catena alle sartie non si sa mai in modo che un fulmine possa passare all’acqua del mare senza troppo rovinare la barca. Ma non ci avvicineremo a meno di 3 km dal tuono più vicino; abbiamo molta fortuna. La cerchiamo anche un po’ la fortuna
zizzagando molto, fino a fare un giro di 15 km per evitare una di queste enormi nubi a forma d’incudine.

éclairs

Diverse volte nella notte, subiremo le raffiche vicino ai grossi groppi talmente scuri che sono visibili pure nelle notte. Il vento effettuerà un numero di rotazioni impressionanti durante quest’episodio, e l’anemometro segnerà fino a 60 nodi. Occasione per allenare l’equipaggio: bisogna ammainare tutte le vele più di una volta, ed issare nei momenti di calma piatta che seguono normalmente ai forti colpi di vento, e ricominciare. Siamo inoltre accompagnati da un caldo soffocante, le condizioni sono davvero ideali per far riposare il corpo e lo spirito dei marinai. Le frontali sono a portata di mano per vedere qualcosa nel mezzo di questa notte. Siccome bisogna ben riderne ne facciamo una ghirlanda intorno alla bussola.
La notte finsce, e di giorno lo spesso strato di nubi avrà almeno un merito. La freschezza dell’alba resta per lunghe ore. Ci riposiamo a bordo, e intanto che il quarto a riposo fa le proprie preziose ore di sonno, il quarto alle manovre ha giusto il tempo di ripassare il vocabolario della pioggia. Pioggerellina, temporale, diluvio: la varietà è stupefacente e sorprendente. Mentre inizia l’ultima tappa del nostro periplo,
e mentre pensiamo all’eccellente meteo bretone che ci attenderà al nostro arrivo a metà novembre, che cosa viene a ricordarci questa pioggia? Probabilmente che le previsioni in mediterraneo possono essere ancora più sbagliate di quelle sbagliate incontrate precedentemente.

Alix ciré

Ma questa dura prova finisce, e il sorriso ritorna. Le isole greche sono all’orizzonte!

arrivée en Grèce!

Dobbiamo fare il check-in con il servizio di immigrazione nel porto di ingresso in territorio greco: Argostopolis. Sull’isola di Cefalonia, il primo scalo sembra perfetto:
la notte in porto costa solo 12 euro, e offre gli stessi servizi per cui in un porto italiano
avremmo pagato quattro volte di più. Un supermercato a 50 metri dalla barca, un mercato a 250, e numerosi kebab nelle stradine adiacenti al porto. Tutto quello che cerchiamo dopo numerose settimane in Italia e una traversata difficile. Abbiamo circa dieci giorni da trascorrere in Grecia prima di rifare rotta sulla sicilia. Qualche problemino tecnico ci aspetta, ma ci faremo una bella doccia sul pontile in pieno centro di Argostopolis prima di accorgecene.

Ponza-Stromboli: quando la doccia?

Igene, igene, come ci manchi! Abbiamo la reale impressione di essere incollati, le lenzuola ombrate dal sudore, dalla crema solare, dai prodotti anti zanzare. Non c’è ne la doccia ne la lavatrice sul karukera. Bisognerebbe spiegarlo agli ormeggiatori, che si occupano dei porti dove contrattare è spesso normale. Bisogna andare al bar per andare in bagno, e bisogna lavarsi in costume da bagno sul pontile con l’acqua dolce.
Abbiamo anche un sapone per l’acqua di mare e delle docce solari per sciacquarsi, ma si tratta giusto di pulirsi non di lavarsi. Bilancio: puzziamo un po’, ma non troppo!
Navigare a vela , è davvero molto piacevole. Un dettaglio con la sua importanza quando si fa il giro del mediterraneo! Raggiungiamo Ventotene da Ponza in condizioni ideali: mare piatto, brezza moderata. Oltre a far andare avanti
la barca la brezza ci apporta un po’ di fresco. L’ambiente a bordo è eccellente, e l’arrivo sulle isola, oltre a essere bello, ha il merito di essere comico! Ci sono due porti a Ventotene, e sono vicini. Arrivando davanti al primo porto, un gommone
con due ormeggiatori del secondo porto viene ad attirare la nostra attenzione il loro porto è, capiamoli, per loro il migliore. Una piccola trattativa e hop il prezzo passa da 50 euro a 25 per notte. Con acqua dolce. E’ in questo momento
che un secondo gommone viene a cercarci per proporci i confort del primo porto. Peccato, il tipo non è molto convincente! Arriviamo quindi nel mitico porto romano (costruito da Agrippa perchè Julia -figlia di Cesare-potesse ricevere i suoi amanti), bisogna di nuovo negoziare: si, siamo sicuri che ci eravamo detti 25 euro e non 30 per la notte. l’ormeggiatore sarà d’accordo quando gli diciamo che andremo a bere una birra nel suo ristorante. L’isola e veramente simpatica, decisamente risparmiata dai turisti, ripartiremo l’indomani per il golfo di Napoli.

Ventotene

Durante la navigazione, scopriamo che il trasto della randa (il carrello che permette di regolare l’apertura della vela) si sta staccando nella sua parte destra. Mettiamo uno stroppo in sostituzione durante la riparazione. Le condizioni sono calme e smontiamo il trasto navigando sotto spy.

démontage rail GV

Problème rail grand voile

démontage rail GV 2

Lo spy ci porta verso la baia di Napoli. Le isole di Procida e Ischia dove ci fermiamo
sono splendide, ma l’acqua è sporca. Ci immergiamo sovente in apnea per verificare
l’ancoraggio, e a Ischia è un mix di sabbia/lattine/pannolini/filtri di sigarette che tiene
l’ancora. Che tristezza: non è nemmeno piacevole fare il bagno tenuto conto del numero delle schifezze che galleggiano nell’acqua. Gommoni e altri motoscafi a motore che sfrecciano velocemente in pieno della zona di ancoraggio hanno, bisogna dirlo, una certa tendenza ad esasperarci! Le ostilità finoscono verso le 2 o le 3 della notte, e ricominciano presto al mattino. Ci metteremo persino a salutare le barche a motore che arrivano all’ancoraggio piano, senza fare troppe onde, e senza prendere il rischio di colpire un bagnante con l’elica.
Ci mettiamo in rotta verso Napoli, ma tutti i porti sono strapieni. Non un solo posto!
Finalmente, andiamo a Torre del Greco, una cittadina vicino a Napoli. Abbiamo un po’ l’impressione di arrivare a Cergy-Pontoise avendo intenzione di visitare Parigi. Relativizziamo: è giusto vicino a Pompei, una visita che vorremmo anche fare, e tra l’altro la Cergy napoletana ha in realtà anche molto charm! Lo scalo in porto è un toccasana: la lista di cose da fare è lunga su Karukera. Rimontiamo il trasto della randa, e soprattutto iniziamo una grande pulizia!

nettoyage des fonds

remontage rail GV

Ma sotto il pagliolato, c’è il serbatoio dell’acqua dolce. E’ come una grande tanica morbida, la  nostra riserva d’acqua dolce a bordo. Ma è sporca anche all’interno. Quest’acqua, che non è la per bere ma per la cucina e lavare i piatti è rimasta un po’ troppo nel serbatoio. Sterilizziamo dunque il tutto con un prodotto adatto.

stérilisation cuve à eau

Olivier può quindi riprendere il suo turno di lavapiatti!

olivier à la vaisselle

Dopo questo scalo tecnico, rotta sulle Eolie, arcipelago che conta ben
due vulcani attivi. A più di 100 miglia da Capri dove facciamo una piccola sosta,
sarà necessaria una navigazione notturna per arrivarci. Il vento ci accompagnerà
fino a mezzanotte, e termineremo la navigazione a motore. Di primo mattino, vediamo il vulcano Stromboli apparire e dei delfini vengono a giocare vicino alla barca!

dauphins Stormboli

Lo Stromboli è il secondo vulcano più attivo al mondo. La sua caratteristica è di essere molto regolare piuttosto che incamerare energia e dissiparla violentemente. E’ una fatto piuttosto positivo, siccome ancoriamo ai suoi piedi. La sabbia dove gettiamo l’ancora è nera, e i pesci che vediamo sono strani e sconosciuti per noi!

poisson Strombolesque

Vediamo delle eruzioni prodursi regolarmente, ma sono dall’altra parte del vulcano,
il collo ci nasconde il cratere. Organizziamo una piccola passeggiata con una guida.
La sommità è a 900 e qualche metro. L’ascensione finsce di notte, l’idea sarebbe
di vedere la lava rossa fluire. Lo spettacolo è impressionante! Talmente che decidiamo di restare un giorno di più!

Ascension du stromboli!

L’indomani sera, ancoriamo ai piedi della sciara (il percorso che prende la lava),
il tempo di cenare. Ci sentiamo piccoli piccoli ai piedi di questo mostro, e
lasciamo l’ancoraggio per ritornare a dormire dall’altra parte dell’isola.

stromboli éruption

Siamo circa a metà percorso. Facciamo un bilancio. Alix e Yahia devono sbarcare a fine agosto: ma dove? Con il ritardo preso all’inizio del percorso dovuto ai problemi al motore e alla necessità di rientrare in Bretagna prima dell’inverno, sappiamo da un pò che bisognerà ridurre il percorso. E’ il momento di prendere una decisione. L’equipaggio ha davvero voglia di andare in Grecia, il punto più orientale del periplo. Non potremmo andare fino alle Cicladi, ne prendere in canale di Corinto. Pensiamo alle isole Ionie. Sfortunatamente, la meteo è pessima per 10 giorni: senza vento come fare la traversata fino in Grecia? Bisogna aspettare ancora un po’
prima di andare; è fuori discussione fare 48 ore a motore per fare la traversasta. Bisogna fare un’altra concessione: la Tunisia. Il giro va accorciato, alcuni scali annullati, i biglietti di ritorno dei nostri amici sono prenotati. Delusione evidente, ma si sapeva che il nostro programma sarebbe stato modificato! Cercheremo di approfittare al massimo della Grecia: facciamo rotta sullo stretto di Messina che separa l’italia dalla sicilia per avvicinarci in Grecia. Appena il vento soffierà ripartiremo!

Olivier fait le koala sur la bôme

Roma – Ponza: porti brutti e isole magnifiche!

Nel cuore dell’estate, navigare alle isole è sicuramente più interessante che
visitare la capitale in ogni caso splendida. In porto: 41°C nell’inquinamento, notte a 50 euro e acqua sporca VS ancoraggio: 33°C, notte gratuita, acqua turchese e cielo stellato come bonus: voi cosa scegliereste? Vabbè lasciamo perdere il vantaggio delle birre fresche non disponibili sotto le stelle, finalmente c’è un lato positivo in ogni cosa! Ma non siate sorpresi: ci sono più foto nella seconda parte dell’articolo!
Siamo dunque arrivati a Riva di Traiano, a 1 ora di treno da Roma, e issiamo le vele per Fiumicino. Il portolano parla di un piccolo marina economico, con docce e acqua al pontile, a una tariffa economica. Situato in un piccolo ramo del Tevere, ci sbrighiamo per andarci! La brezza termica del pomeriggio ci permette di navigare a vela, e se il paesaggio industriale non è bellissimo, la vicinanza alla costa ha il vantaggio di creare un vento che ci rinfresca e che ci spinge allo stesso tempo! Delusione non appena arriviamo a Fiumicino al calare della notte:
in un porto tetro, vecchi televisori galleggiano nel canale e la notte si paga 45 euro. Le docce sono sporche e in pessimo stato, senza poter fermare le porte, in una specie di pre fabricato. Chi si occupa del porto si metterà a gridare contro delle anatre salutando i suoi amici alle 5 del mattino. Non avremmo davvero dovuto metterci davanti al suo ufficio. Veramente non soddisfatti del servizio, tento di contrattare il prezzo: cattiva idea. Mi minaccia di farmi pagare 60 euro e di chiamare i carabinieri. Rassegnato, devo ancora essere gentile per avere una ricevuta e insistere per recuperare il mio passaporto dopo che ha fatto una fotocopia.. Lasciamo perdere, sono le 7h e facciamo rotta su Ostia, il porto turistico di Roma. Sappiamo che è caro ma che i servizi offerti sono interessanti. Inoltre, il personale della
capitaneria è gentile, sorridente e caloroso! Ci danno i consigli giusti per raggiungere Roma, dove nel pomeriggio abbiamo appuntamento con l’equipe del fablab di Roma Makers.
Questo fablab è in verità una grande comunità di makers, e ciò che noi visitiamo non è che il quartiere generale: ce ne sono altri a Roma e nelle città vicine. La visita inizia con la degustazione di un gelato italiano buonissimo che ci viene gentilmente offerto! Qui, una pallina di gelato corrisponde a 3 grosse palle di gelato in Francia, che degustazione! Una cosa è sicura: i Roma Makers sanno vivere bene! Tra tutti i progetti che hanno in corso d’opera (la loro associazione conta più di 150 membri), ci parlano in primis della parte “brasserie” del loro lab: un buon esempio di open surce! La ricetta è online, ma avevano finito le scorte durante la nostra visita.
Scopriamo anche la loro stampante 3D: la fa()3D (falla3D): la sorella maggiore della nostra Mondrian. Si assomigliano molto ma lo loro ha un piccolo plus: i carrelli sono in lievitazione magnetica sugli assi; questo riduce considerabilmente gli attriti, e il rumore, e sembra funzionare molto bene! Abbiamo due o tre componenti un pò difettosi sulla nostra , e molto gentilmente ci offrono dei pezzi di ricambio per fare le necessarie migliorie e riparare la nostra stampante.

fa()3D la grande soeur de notre imprimante 3D

Ci sono due tipi di soci nel fab: quelli che hanno accesso sempre, i fondatori e i membri molto attivi. Il grosso della comunità ha accesso 7 giorni su 7 dalle 17.00 alle 23.00. Siamo arrivati alle 16.30, e si vede la differenza! Ambiente fantastico, mix di diverse comunità, che lavorano su progetti diversi. Posiamo per diverse foto di gruppo. Tutti hanno occasione di divertirsi.

roma makers 1

Pensano di prendere il file della foto e di farci un disegno con la fresa laser: su un pezzo di legno, il laser scolpisce le ombre. La foto è ora appesa nel quadrato del Karukera, e ci lascia un ricordo molto piacevole!
Altri membri arrivano in seguito, va fatta un’altra fotografia! Al vicino meccanico che finsce di lavorare a quest’ora verrà chiesto di immortalare quest’istante un po’ caotico. Ci divertiamo molto, ma gli rubiamo un po’ del suo tempo.
I valori del Lab sono condivisi, ed è fonte di ispirazione vedere persone così entusiaste e felici di fare quello che piace con metodo!
Dopodomani sarà la loro equipe che viene a visitare Karukera. Siamo molto numerosi, e fa sempre molto piacere di scambiare opinioni con dei makers pieni di idee! Tra di loro alcuni sono skippper, ed hanno molto da dirici. Finiremo le birrette del bar vicino prima delle 21h, con l’aiuto di Alix, il quinto membro dell’equipaggio
di Karukera fino a fine agosto, che ci ritrova direttamente per l’aperitivo! Si sente chiaramente l’atmosfera “metà delle vacanze estive” che si installa a bordo.
Chiaramente approfittiamo della vicinanza con il sito archeologico di Ostia antica per visitare le rovine. Città impressionante, le dimensioni e l’importante lavoro di ricostruzione ci sorprendono! Sarebbe l’antico porto di Roma, omonimo di quello in cui Karukera è ormeggiato.

Ruines Ostia Antica

C’è vento: è il momento di fare rotta sud. Le condizioni sono delicate per gli stomaci non abituati: l’onda lunga corta e incrociata arriva a 1,5-2 metri e la navigazione non è molto confortevole. Ma andiamo avanti! 6 nodi di media a fine giornata, fa piacere!

Karukera's crew!

Atterriamo sulla prima delle pontine (Palmarola) appena prima del tramonto. Tutto l’arcipelago è composto da isole originariamente vulcaniche, e anche se non riusciamo a distinguere il lato vecchio vulcano, siamo a bocca aperta dalla bellezza!
Riscopriamo le gioie dell’ancoraggio. Che bello tuffarsi in acqua al risveglio,vedere i pesci che nuotano intorno alla barca, e fare un giro in kayak per esplorare le grotte e i picchi che si presentano tutt’intorno a noi. Non ci sono abitanti su quest’isola; non c’è da stupirsi, sarebbe necessario scalare per andare a vivere sul pianoro che è posato sull’alto di importanti falesie.

pic Palmarola

Approfittiamo della calma e della solitudine, i portolani sconsigliano di ancorare intorno all’isola siamo dunque tranquilli. Tra l’altro non è la prima volta che il nostro portolano ci racconta un po’ chissà che cosa: il fondo è buon tenitore, e l’ancora non ara nonostante le forti raffiche che arrivano dall’alto. Vediamo già l’isola dopo, Ponza, reputata per essere la più bella dell’arcipelago.
Difatto il portolano la suggerisce. Difatto il porto costa 100 euro… no grazie per noi sarà piuttosto un ancoraggio! Navigare tra le isole è geniale! L’onda lunga è rotta dall’isola di palmarola, quindi non è troppo fastidiosa. Ne approfittiamo per fare dei prelievi di plancton, e Alix si integra all’equipaggio prendendo parte alle manovre.
L’isola è magnifica ed il porto ricco di charm. Non è semplice però, bisogna ancorare molto vicino a terra per lasciare spazio all’aliscafo (il traghetto rapido che vola sull’acqua). La guardia costiera verifica che non occupiamo il posto della sua zona di manovra, ma ci mandano via nonostante tutto l’indomani mattina. Finiamo la colazione nelle baia vicina, e dopo un po’ di esplorazione sotto marina, partiamo alla volta di Ventotene, una delle pontine più a sud est. Napoli si avvicina!

Ponza c'est sympa!

Dall’isola delle bellezze alle isole Toscane

Lasciamo l’ancoraggio d’Osellucia l’11 luglio nel pomeriggio e ci
dirigiamo verso il deserto di Agriates che sarà il nostro ridosso per la notte.
Pensando di non avere vento per questa traversata di 20 miglia, siamo felici di poter dare spy per approfittare del vento che viene d’alzarsi al portante. Arrivati,
ispezioniamo il fondale marino alla ricerca di vari pesci. Il pesce
che Adrien scoprirà si rivela di un genere molto particolare: si tratta di una
catena per ancora di circa 15m in buono stato. Non avendone bisogno su Karukera,
la proponiamo ai nostri vicini russi che, come avevamo notato al loro arrivo, ne possiedono solamente 8m! Inizialmente sorpresi del nostro regalo, accettano e ringraziano molto. La passeggiata serale a terra ci permette di vedere una mandria di mucche. Le lasceremo tranquille non appena un toro uscirà discretamente dalla vegetazione.
L’indomani, partiamo per Capraia, la prima isola toscana dopo il capo corso.
Durante la prima parte del percorso abbiamo il vento in prua. Avanziamo di bolina
ma fortunatamente da buono (la direzione del vento diventa migliore) durante la giornata e non siamo obbligati a tirare bordi. Servirà comunque mettere un po’ di motore per passare il capo corso.
Una volta là, ci fermiamo per un bagno ed in seguito ripartiamo a vela
per arrivare a 1 ora del mattino a Capraia. Qui, anche i corpi morti hanno delle trappe!
Il giorno dopo, camminiamo su questa isola magnifica poco invasa dal turismo.
Passiamo la notte seguente all’ancora nella baia a fianco del porto prima di dirigerci
verso l’isola successiva: l’Elba.

capraia

Tutta la traversata si fa a motore senza vento. Abbiamo almeno il tempo di fabbricare un pezzo di ricambio per la valvola chiudi circuito del gasolio (che permette di spegnere il motore). Questo comando, rotto dall’inizio del viaggio ci faceva male alle mani tutte le volte che abbiamo spento il motore. Abbiamo stampato un pezzo di ricambo su misura molto più ergonomico, in modo da preservare le nostre dita già ben provate dalla rudezza del cordame di bordo.
All’Elba ci fermiamo a Marciana marina a un gavitello. Il giorno dopo non appena vogliamo partire, restiamo tutti senza parole davanti al motore che non vuole più accendersi. Fino a qui non c’é stato nessun segnale di avaria e voilà da un giorno all’altro, più niente…
Dopo un’ispezione più approfondita, capiamo che i gas di scarico escono dall’aspirazione. Ma perché??
Dopo vari tentativi di riparazione + un cambio d’olio, ci rassegnamo a telefonare a Gwen di GwenMarine (www.gwenmarinevolvopenta.com) che ci aiuta a distanza. Ci suggerisce che il circuito di scarico forse é otturato. Ispezioniamo quindi il collettore di scarico e troviamo una quantità di depositi di carbonio enorme. Puliamo più che possiamo poi prima di rimontare, tentiamo di far partire il motore (avendo anche isolato il circuito di raffreddamento per evitare schizzi) e parte subito! Ci ha colti un po’ impreparati ed é in una nuvola di fumo nero che ci buttiamo sulla nuova maniglia della valvola del gasolio per spegnere il motore. Risultato, Adrien é ricoperto dalla testa ai piedi. Saranno necessari diversi sciacqui per lavarsi completamente.
Riparato il motore, partiamo senza più attendere verso la prossila isola: Giglio.
E’ su quest’isola che il Costa Concordia si é incagliato e poi é stato rimorchiato
circa un po’ meno di un anno fa. La zona é ancora vietata e si possono ancora vedere delle gru.
L’indomani del nostro arrivo, partiamo all’assalto dell’isola e saliamo fino alla cittadella che ci offre un magnifico panorama.
Ora, rotta sulla piccola ultima dell’arcipelago toscano: Giannutri. Lunga appena 2 miglia, sorge dai resti di un antico vulcano che é crollato. Quando ci avviciniamo all’isola verso le 18h, tutte le barche a motore lasciano i posti per nostra grande felicità. Difatti, è domenica e la gran parte dei diportisti locali rientra per lavorare il lunedi. Ma nonostante questo, quando arriviamo nella baia
(che sarebbe il cratere del vulcano) troviamo ancora un numero impressionante di barche all’ancora, di cui diverse affiancate (pratica molto diffusa in italia!). Che cosa doveva essere durante il pomeriggio?!! L’indomani,partiamo per Riva di Traiano, un porto a nord di Roma sulla costa italiana. Sarà una
traversata di 30 miglia 100% a motore. Il motore ci fa un po’ paura spegnendosi nel bel mezzo della traversata. E’ una semplicissima mancanza di carburante, siccome dopo il problema dell’isola d’elba nell’attesa di comprendere esattamente quello che è successo, il motore gira solo su gasolio. Mettiamo quindi un po’ di gasolio dalle nostre taniche, spurghiamo i circuiti bassa e alta pressione ed eccoci ripartiti! Altro fatto importante da raccontare: un’infradito cade in acqua! Ci apprestiamo a fare una manovra di infradito in mare e Yahia recupera la sua scarpa.
Siamo vicino Roma, e bisogna scegliere il porto che presenta il miglior compromesso tra la distanza dalla capitale e il prezzo per notte, siccome i porti italiani sono molto
costosi (50€ per notte a volte)!

Barcellona-Corsica: traversata incantata e mammiferi marini!

Lasciamo Barcellona a viva andatura e ben accompagnati: sotto il sole,
andiamo via a 7 nodi, scorre al nostro fianco la costa brava tutta la giornata di domenica. I delfini fanno si che lasciamo la costa spagnola con il sorriso, e ci offrono
un simpatico spettacolo saltando intorno alla barca.
Un groppo deve arrivare tra qualche giorno, e vogliamo essere al riparo prima del suo
arrivo. La mancanza di vento dalla prima sera ci insospettisce. La meteo prevede vento per i due primi giorni e per la prima notte di traversata, poi niente vento la seconda notte, prima del ritorno del vento per il terzo giorno.
Le prime ore a motore si susseguono, e il vento non ritornerà la prima notte.
Riusciamo solo ad andare a vela un’ora, al levarsi del sole.
L’indomani, l’ambiente a bordo non è folle. I decibel del motore riscaldano i nervi
e mettono alla prova la nostra pazienza. La giornata è occupata da letture alternate al
riposo. La traina non pesca nessun pesce. Siamo un po’ indispettiti. Non possiamo
nemmeno spegnere il motore: rischieremmo di beccarci il colpo di vento accumulando ritardo…
Ma fortunatamente, il vento torna a soffiare la fine del secondo giorno: il contrario delle previsioni!? Riusciamo ad andare avanti bene, e naturalmente la barca recupera sul routage!
L’ambiente a bordo ritorna buono: la seconda notte è geniale! Il mare è come un olio, ultra confortabile, con una brezza fresca non troppo forte. Non essendo rallentati dalle onde, Karukera fila al traverso tra 4 e 6 nodi. Passiamo in mezzo ad un fiorire di plancton fosforescente: una scia luminosa segue la barca, e delle meduse anche loro fosforescenti si illuminano quando vengono sfiorate dal timone. Sotto la via lattea, lo spettacolo è magnifico.
Al levarsi del giorno l’indomani, il vento c’è! Abbiamo percorso metà della traversata, e possiamo issare la bandiera francese: 2 mesi e mezzo che siamo partitti dalla Bretagna, ci semmbra strano -quasi facile- riaparlare francese.
Entriamo nella riserva marina nella quale numerosi mammiferi marini sono spesso osservati: non mancano l’appuntamento!
Dopo aver visto qualche delfino molto giocherellone, sono due balene (rorqual commun) che appaiono furtivamente a qualche centinaio di metri dalla barca. Restano a pelo d’acqua appena qualche secondo, e  non riusciamo nemmeno a fotografarle! Ma dopo, lo spettacolo dei tonni bianchi scatenati mette i nostri nervi di pescatori alla prova: saltano tutto intorno alla barca, lungo lo scafo, restano a pelo d’acqua o si immergono così che non vediamo più che il riflesso delle loro livree. Tre traine sono in acqua per 3-4 ore. Niente da fare non pescheremo nulla.
In mezzo a questa natura in piena effervescenza, siamo scioccati nel vedere il numero di rifiuti che galleggiano in mezzo a questo mare. Sacchetti di plastica, pezzi di polistirene, palloncini scoppiati atterrati là… Recuperiamo quelli che troviamo sulla nostra rotta, e alle volte cambiamo un pò percorso per recuperarne altri. Fino a che Adrien non rischia di perdere il mezzo marinaio cercando di recuperarne uno: sarebbe un peccato creare rifiuti mentre cerchiamo di recuperarne!
L’ultima notte in mare, si accelera! Abbiamo ascoltato un bollettino meteo non molto chiaro alla radio: il colpo di vento potrbbe arrivare prima del previsto, e sarà più forte del previsto. Riusciamo a parlare con Leo (a terra), che ci da un aggiornamento meteo: teniamo a riva abbastanza tela per avanzare veloemente. Capiremo in seguito che eravamo appena davanti al groppo!
Al levarsi del sole, uno spettacolo incredibile: appaiono le alte montagne corse, e altri delfini vengono a giocare intorno alla barca che fila a 7 nodi, una velocità che apprezzano! Non rispettiamo più i turni notturni per approfittare al massimo, ma la notte finalmente sarà molto corta!
Puntiamo il golfo di Calvi, molto più protetto che l’ancoraggio della
Girolata, per ripararci un pò dal colpo di vento di SW.
Doppiando la punta della Revellata, scopriamo la cittadellla imprendibile dell’antica città genovese.
Nonostante tutto, non riusciamo a restare all’ancora a l’oscellucia: 45 nodi con raffiche, l’ancora ara! Tutte le barche vanno verso Calvi, e il porto riceve un numero di chiamate incredibile! Riusciremo fortunatamente a trovare un piccolo posto nel porto dei pescatori. Ma i vicini ci avvertono: i bar davanti al porto fanno festa fino a tarda notte! Cominciamo a riposarci dal pomeriggio!
L’indomani, il vento si è calmato. Corriamo per approfittare di ancoraggi simpatici. Un colpo di vento arriva l’indomani: corriamo a ripararci dall’altra parte della punta della Revellata, in una piccola baia chiamata Porto Vechio.
Approfitteremo dei fondali e dei magnifici paesaggi corsi prima di rimetterci in cammino. Prossima tappa: Capraia, un’sola toscana alla latitudine di Capo Corso!

Costa Dorada: cambio equipaggio, plancton e Barcellona.

Essendosi imbarcato Pierre, è il suo turno per occuparsi del plancton. Dopo il prelievo, è necessario filtrare il campione e farlo essiccare.

Arrivati a Peniscola, è Leo che sbarca! L’addio con il nostro amico che è imbarcato
dalla partenza avviene dopo una notte molto corta, le gambe bagnate e un caffè
non molto buono, come il nostro umore. Rientra in Francia con i campioni di
plancton che abbiamo raccolto dalla partenza, prendere l’aereo sarebbe stato “troppo facile”, è una combinazione tra autostop e passaggi che gli permetterà di rientrare in meno di due giorni in Bretagna dove va a navigare su altre barche (per i fans, potreste averlo come istruttore di vela al Club Nautique de la Pointe Saint Gildas).

I piatti da lavare, un soggetto che può essere argomento di discussione a bordo! Pierre metterà pace dal mattino lavandoli nel kayak!

Aymeric ci raggiunge vicino a Salou in una spiaggetta deserta, di notte, senza luce nè GPS. Il cammino di 3km previsto in realtà si dimostrerà più lungo! Ripartiamo in orario nonostante tutto, in direzione di Sitges.

E’ l’occasione di visitare il fab lab di Sitges: il beachlab (http://beachlab.org/),
che è proprio davanti alla spiaggia, sarà il primo lab dove andiamo in costume da bagno! All’inizio il comune aveva vietato che questo fosse un fab-lab: obbligo di vendere bevante sulla spiaggia. Trasformato in ibrido fablab/bar, lavora difatto molto con il comune, che commissiona vari piccoli ricevitori ad un prezzo nettamente inferiore a quello di commercio. Sitges diventerà forse una città ultra connessa: utile per la pubblica amministrazione locale il fablab vive di progetti interessanti che hanno ripercussione immediata sulla vita dei cittadini. Ricevitori di decibels davanti ai bar informano i gestori che c’è troppo rumore, un termometro in spiaggia affigge
in diretta la temperatura dell’acqua, etc. Francisco il nostro contatto è molto entusiasmato dall’idea di un fab nautico: loro che dispongono di una “Marine research unit”, un programma di ricerca che si occupa di problematiche simili alle nostre!

Ripartiamo per Barcellona al traverso (il vento viene da un lato della barca) in una brezza leggera. La barca avanza, ma non molto velocemente. Ecco le condizioni ideali per testare una nuova configurazione velica che abbiamo in mente da qualche tempo! Oltre alle vele classiche (mezzana sull’labero di mezzana, randa e genoa/spy sull’albero maestro), possiamo issare un altro fiocco, tra l’albero maestro e quello di mezzana! Installiamo uno strallo tessile (il cavo che tiene l’albero davanti), una puleggia di rinvio, e possiamo issare una vela di 12m2 oltre agli 80 m2 che la nostra belle barca porta sotto spy! Questa vela non è altro che il solent di Daimio, la barca con la quale avevamo previsto di partire inizialmente!

Arrivati a Barcellona, abbiamo voglia di precipitarci verso i capolavori di Gaudì, i bar, e le favolose tapas. Ma attendiamo un pochino: c’è una lunga check list prima di ripartire per la Corsica, la nostra prossima tappa. Il pieno dei serbatoi per anticipare la probabile assenza di vento sul percorso! Olivier per lunghe ore cucirà: rinforzi
sulle zone di usura del genoa, riparazione delle tasche che devono essere irrobustite! Il kayak è stato punto da un riccio e bisogna mettere una toppa sul compartimento centrale. Tutto questo lavoro si fa sotto il sole di Barcellona che picchia duro,
davanti a yachtsmen sorpresi di vederci in pantaloni corti a usare dei morsetti e della colla per neoprene sui loro pontili lussuosi ed esageratamente sorvegliati!

Sollevati d’aver ridotto la lista delle cose da fare al minimo, possiamo ripartire all’assalto di questa capitale culturale. Laura ci raggiungerà qualche giorno per visitare con noi, e Cassandra ritorna a bordo per riaccompagnarci per qualche mese.

Insieme, andremo a visitare il fabCafè (http://fabcafe.com/barcelona/), un luogo ibrido tra bar, fablab e spazio di coworking. Atmosfera geniale in questo luogo dove i makers possono bersi un bicchiere stampando i loro componenti in 3D!

Si presenta anche l’occasione di visitare il green lab (http://www.valldaura.net/greenfablab/).
Un fab lab in montagna, su un terreno di 144Ha! Non molto ben indicato su google, bisogna prendere un taxi per andarci: ma l’indirizzo è sbagliato! Dopo un’ora di taxi, avendo visitato tutte le valli vicine, ci scaricano non troppo distante da quello che sembra essere il nostro obbiettivo. Comincia un’escursione in montagna in sandali.
Persi, arriviamo in un ristorante, e rassegnati chiamiamo Jon che ci viene incontro dal fab-lab con la sua Land-Rover, indispensabile per affrontare la strada di accesso!

Scopriamo questo luogo incredibile, situato su una proprietà appartenuta a degli aristocratici, precedentemente era un terreno di caccia per i nobili! Una gran parte del bosco è andata distrutta e ripiantata nel XX° secolo: si distinguono chiaramente le parti della vallata dove ci sono le grandi querce e quelle dove i pini le hanno
sostituite! Lo scopo di questo fablab è la ricerca di soluzioni sostenibili per la vita di tutti i giorni. Alimentazione, energia, domotica, trasporti… Nessun campo escluso. L’idea è per il momento di distinguere le priorità. Il posto serve alle volte come fablab, ma accoglie anche studenti in workshop, propone camere tipo B&B, e organizza feste da 400 persone con come DJ gli studenti dell’IAAC (la scuola associata al fablab: http://www.iaac.net/).

Dopo aver assistito ad un duello tra le oche e il cane, ritorniamo a Barcellona; è ora di finire di preparare la barca. Una buona finestra meteo ci aspetta: vento moderato, nella buona direzione. Il routage indica meno di tre ore di motore
sul totale della traversata: bisogna andare!

Lasciamo Barcellona domenica 5 luglio, destinazione il golfo di Porto, sulla costa ovest della corsica!