MoisOctober 2015

Canal du Midi : Passeremo, o no ?

Arivati a Palavas-les-Flots, ritroviamo Alix, che lavora a Montpellier, e Leo, ritornato per navigare qualche settimana. Ritroviamo anche i confort della vita a terra: poter fare tutte le docce che vogliamo, approfittare di un divano all’asciutto mentre fuori piove a dirotto… D’altra parte abbiamo avuto fortuna, durante il week-end forti intemperie hanno toccato la regione di Antibes, dove  ci trovavamo appena una settimana prima!
Il nostro scalo a Palavas/Montpellier ci da modo di incontrare Bertrand, di MonRdvSantè. Appassionato di vela, ci segue dall’inizio del viaggio, e ci ha preparato diversi appuntamenti per condividere il nostro progetto.
Il nostro primo appuntamento è all’istituto St Pierre, casa di cura per bambini malati. Davanti ad un piccolo gruppo di una decina di bambini, raccontiamo la nostra avventura, e facciamo anche una piccola dimostrazione di stampa 3D. Ci arrivano un sacco di domande: “Possiamo fabbricare tutto quello che vogliamo con questa stampante? Avete visto degli squali?” Doniamo all’istituto Escornabot, il piccolo robot  didattico che ci era stato regalato dall’equipe di Bricolabs, e che ha fatto il viaggio con noi da La Coruna (http://blog.lab-rev.org/escales-en-galice/). Ci va bene, siamo con il loro professore di informatica, che pensa già a numerosi esercizi ludici con questo supporto!
Dopo i piccoli, ecco il turno dei grandi! Direzione Polytech Montpellier! Eccoci quindi proiettati a qualche anno fa, ma questa volta dall’altra parte dell’anfiteatro! Gli studenti in ingegneria meccanica e dei materiali sono molto interessati dal progetto, sia per il lato tecnico sia per il lato “avventura”, in particolar modo le piccole difficoltà che sono all’ordine del giorno quando si vive su una barca che è camera, soggiorno, cucina, mezzo di trasporto e laboratorio di meccanica allo stesso tempo!
Tra due appuntamenti, approfittiamo per preparare la barca per il canale: togliamo le vele, i boma, abbassiamo il generatore eolico (che sennò rischia di non passare sotto i ponti). Ok, siamo pronti per qualche settimana di navigazione 100% a motore!
Disalberiamo l’albero di mezzana utilizzando l’albero maestro. Con un grande palo sul ponte, senza le sartie a cui tenerci, perdiamo i riferimenti! Non solo mancano punti per tenersi, ma  ci prendiamo l’albero in testa tutte le volte che usciamo dalla cabina!
L’inizio del canale non è a Palavas, e ci resta da disalberare l’albero maestro. Partiamo per Sete l’8 ottobre, molto presto il mattino siccome bisogna arrivare prima delle 9h30, orario di apertura dei ponti. Ci sono circa 12 miglia.
Ci sono 25 nodi di vento in faccia, e Brutus ha difficoltà a farci avanzare più veloci che 3 nodi. A questo ritmo, non saremo mai puntuali a Sete! Ma abbiamo un’idea, issiamo il genoa con la drizza dello spy, ed eccoci a quasi a 5 nodi!
Come dei veri assi delle tempistiche, arriviamo davanti al ponte alle 9h28. Passiamo i 5 ponti, e ci ritroviamo nell’etang de Thau, alla ricerca di un cantiere che possa farci disalberare in giornata. Accostiamo su un pontile all’inizio dell’etang de Thau, e ci troviamo una barca a vela disalberata, Courlevent, che si appresta a percorrere il canal du midi.
Olivier et Aurelie, dopo aver navigato fino alle baleari quest’estate, vanno a passare l’invero a Tolosa. Hanno dei problemi al motore, e non appena qualche minuto dopo, Adrien è già buttato nel loro compartimento motore per aiutarli!
Ci indicano un cantiere dotato di gru, e ci andiamo a piedi, dopo aver fatto una piccola sosta in una panetteria per assaggiare qualche famosa tielle di Sete! Romain, il gestore del cantiere, ci da persino delle assi di legno per appoggiare gli alberi, grazie ai quali smetteremo di sbatterci la testa contro tutto il giorno!
Partiamo l’indomani mattina, in compagnia di Courlevent, le barche affiancate per attraversare l’etang de Thau. E’ comodo per parlare, e le nostre barche si completano a vicenda: noi abbiamo un motore più potente, loro hanno il pilota automatico.
Prendiamo il canal du midi (del mezzogiorno) a mezzogiorno del 9 ottobre. (mi premio da solo per questo fantastico gioco di parole)
E’ da ora che i guai cominciano. Siccome questa tappa, che immaginiamo dedicata al far nulla ed agli aperitivi, poichè la navigazione non presenta rischi, è di fatto la parte di viaggio più incerta. Oltre ai problemi del motore, oramai ne siamo abituati, c’è il problema del pescaggio.
Di fatto, il caro vecchio Pierre-Paul Riquet (1609-1680), ideatore del canale, lo fece costruire per 1,60 m di profondità, ma nei tre secoli successivi, il canale si è insabbiato. Oggi è garantito per barche che pescano 1,40 m, o meglio 1,20 m. Noi peschiamo 1,55 m (in realtà non siamo d’accordo su questa misura è una media). Ecco il problema.
Siamo a conoscenza di questo particolare fin dall’inizio, ed abbiamo pensato a numerose soluzioni (non dimenticatevi che 3 membri dell’equipaggio hanno fatto studi di architettura navale). Alleggerire la barca? Perchè no, ma per guadagnare 10 cm, bisognerebbe alleggerire… di una tonnellata! Non facile. Una soluzione alla quale si è pensato sarebbe quella di gonfiare una zattera galleggiante sotto lo scafo, per fare una specie di galleggiante sotto alla barca. Abbiamo anche pensato a recuperare mille e mille bottiglie di plastica per costruire questo supporto galleggiante, insomma, le idee non mancano!
Finalmente, sembra che si riesca a passare, in profondità ed anche in altezza.
Da subito iniziamo a contare le volte che tocchiamo il fondo del canale. Secondo voi, quante volte? Scommettete pure, troverete la risposta alla fine dell’articolo! Facciamo molta attenzione a restare al centro del canale, e teniamo sempre d’occhio il profondimetro.
Arrivati alla prima chiusa, sembrerebbe passare. Chiediamo al responsabile della chiusa, che ci dice che se siamo arrivati fino a qui, arriveremo fino a Tolosa. Ci rassicura, ma non tutti avranno la stessa risposta.
La vita sul canale è ritmata dalle chiuse. I loro orari di funzionamento impongono degli orari di navigazione tranquilli (9h00-12h30, 13h30-18h00), e le manovre  si susseguono, in ragione di una decina al giorno in media.
E’ piacevole navigare con i nostri amici di Courlevent. Quando il canale è sufficientemente largo, ci affianchiamo, e alla sera, ci ormeggiamo a loro (con 80 cm di chiglia, si possono avvicinare alle sponde. Non è il nostro caso) Ci aiutano a disincagliarci, e noi li rimorchiamo quando il loro motore surriscalda. Ci completiamo a meraviglia!
La navigazione sul canale non ha nulla a che vedere con la navigazione in mare. Siamo all’interno del paesaggio, e lo vediamo scorrere molto più velocemente che al largo. Sebbene, la nostra velocità non è che di 8 km\h (si, sul canale, dimentichiamo per un attimo i nodi e le miglia, e misuriamo come i terrestri). Passiamo nel cuore delle città, o meglio dei villaggi, ed incrociamo numerosi turisti tedeschi al timone delle loro house boats affittate. Alle volte ci fanno un po’ paura, dandoci l’impressione che non sanno portare del tutto la loro imbarcazione…
Le infrastrutture per accogliere i naviganti sono relativamente assenti lungo il canale, approfitteremo di una tappa a Beziers per fare una doccia su un pontile, l’ultima prima di Tolosa.
I “biefs” (parti di canale tra due chiuse) si susseguono, alcuni più profondi di altri, e con alle volte delle variazioni di livello improvvise dovute alle chiuse. A Carcassonne, l’equipaggio di Courlevent si ferma qualche giorno, mentre noi continuiamo. Troviamo poco dopo Caro e Ludo, amici che amano la barca “ma quando non si muove troppo”. Il canale è dunque l’occasione di passare del tempo a navigare con loro senza che abbiano paura del mal di mare.
Ci incagliamo a pochi metri di distanza dallo spartiacque, al colle Naurouze, il punto più alto del canale (190 metri sul livello del mare). Olivier et Leo sono obbligati a scendere a terra con delle cime d’ormeggio per “aiutare” il motore. Dopo qualche minuto si riparte! Ci fermiamo per la notte non lontano dall’obelisco di Riquet, monumento alla gloria del concepitore del canale.
I veri grossi problemi cominciano l’indomani. La prima porzione di canale verso Tolouse è piena di materiale, tocchiamo praticamente in modo continuato il fondo. Dopo aver passato la chiusa di Montgiscard, urtiamo un grosso, molto grosso banco di fango (i tecnici delle chiuse lo chiamano un “toc”) ci blocca completamente.
Scendiamo con delle cime, per aiutare il motore, ma nulla, la barca è completamente piantata. Tiriamo come pazzi da un ponte che sta a qualche metro davanti a noi,ma niente non si muove.
Olivier parte sul tender per sondare il fondo del canale davanti alla barca. Questo “toc” fa almeno 25 m di lunghezza e occupa tutta la larghezza del canale.
Ce ne usciremo al calare della notte, dopo due ore di sforzi, facendo muovere la barca per scavare nel fango, combinando con l’ancora (portata in avanti con il tender e recuperata con il verricello), tre persone a tirare a terra, e il motore al massimo. Con questo metodo, andiamo avanti di 5 metri in 5 metri, e riusciamo a piccoli passi a passare questo “toc”.
Decidiamo di andare fino alla prossima chiusa, con Ludo, Olivier e Leo che camminano sul sentiero di alaggio con le cime nel caso in cui un nuovo “toc” si presenti. Sette chilometri di marcia notturna con la frontale su un cammino pieno di buche e di rami a fare ricognizione per la barca!
L’indomani è il motore che rifiuta di accendersi. Già il giorno prima l’accensione è stata difficile, ma ora, nulla. E’ stato molto sollecitato da una settimana, e apparentemente non ha apprezzato… Inoltre al mattino fa sempre più freddo, e manco questo aiuta. Passiamo una chiusa tirando la barca con le cime, e solo dopo qualche altro tentativo, ci rassegnamo ad andare avanti fino alla chiusa successiva alando la barca, in cerca di elettricità per ricaricare le batterie utilizzate per i tentativi di messa in moto.
In questa ultima chiusa (l’ultima prima di Tolosa), incontriamo Blaise, che lavora nel ristorante davanti, e che abita su una barca un poco più lontano. Ci presta la possibilità di attaccarci all’elettricità. Mentre, il motore rifiuta sempre di accendersi. Siamo pronti per smontare la testata! Blaise ci indica un garage associativo un po’ più lontano, che potrebbe prestarci gli attrezzi di cui potremmo avere bisogno. Combinazione sono anche specialisti nell’olio fritto esausto: RouleMaFrite31. Partiamo quindi in cerca di attrezzi e di consigli, solo più 5 km da fare a piedi tirando la barca!
Fortunatamente fa bello, e una volta partita la barca rimorchiata scivola sull’acqua da sola. I Meccanici di RouleMaFrite ci consigliano di smettere con l’olio esausto: il nostro vecchio motore, sprovvisto di preriscaldamento, non riesce a bruciare bene l’olio, questo spiega i problemi di deposito di residui che regolarmente abbiamo.
Il motore ripartirà a fine pomeriggio. Arriviamo nella città rosa di notte, e ormeggiamo al Porto-Saint-Sauveur. Strana sensazione quella di essere in barca in pieno centro città!
L’indomani smontiamo il motore fino ai pistoni! Gwen, il nostro meccanico a distanza, ci guida, e troviamo la causa del malfunzionamento: i segmenti, le guarnizioni metalliche che permettono la tenuta tra i cilindri ed i pistoni, sono consumati. Se non c’è tenuta, non c’è compressione, se non c’è compressione, non c’è esplosione, se non c’è esplosione, il motore non funziona.
Adrien parte per cercare nuovi segmenti, mentre il resto dell’equipaggio fa turismo gastronomico: Aligot e salsiccia di Tolosa! Visitiamo Artilect, il fablab di Tolosa, primo fablab francese, ed anche il più grande: 700m2 di locali, ma soprattutto 1000 soci!!! Si innamorano del nostro racconto, e si offrono di aiutarci a mettere a punto uno dei nostri prototipi sviluppati lungo il canale du midi: l’AperoWinch,un porta bicchieri universale per tutti i velisti, fatto di un supporto stampato con la stampante 3D che si incastra sui winch, e di un piatto in legno tagliato al laser.
Dopo 10 giorni bloccati a Tolosa (aspettare i segmenti, riceverli, scoprire che non sono quelli che servono a noi, ricominciare…) riusciamo finalmente a ripartire il 26 ottobre, direzione Bordeaux e l’atlantico! L’equipaggio cambia, Caro, Ludo e Leo rientrano a casa, Cassandra ritorna. La parte tra Tolosa e Bordeaux dovrebbe essere più facile, sono garantiti 1,60 m d’acqua…
A proposito, tra Sete e Tolosa, 230 km, abbiamo toccato (circa) 250 volte. Non male no?

Bonifacio – Palavas-Les-Flots : Karukera torna a casa !

Strana sensazione quella di entrare in un terreno conosciuto. Una sensazione di comfort prende piede a bordo: conosciamo già certi posti dove andremo, ritroviamo degli amici, facciamo la doccia più volte alla settimana. Dopo qualche mese all’avventura siamo stuzzicati non più dallo sconosciuto ma dall’autunno: abbiamo smesso di combattere contro il caldo: Winter is coming. Bisogna arrivare prima in baia per sapere dove dare ancora, tiriamo fuori le coperte, le sciarpe, i berretti. Ritroviamo il piacere di mangiare in quadrato, apprezziamo quando il sole ci scalda la pelle verso mezzogiorno.
Se il grande caldo è finito, non si può dire la stessa cosa della stagione: i turisti che hanno scelto di evitare l’alta stagione di luglio e agosto sono la! Bonifacio è ancora piena di gente in vacanza, ma il prezzo del porto è già passato in categoria media-stagione. Ritroviamo tariffe accettabili con servizi piacevoli: docce e bagni sono a 150m dalla barca. Facile. Ma questa tappa non è che un breve stop: un colpo di vento deve passare sulle bocche e non bisogna che ci attardiamo! Per qualche giorno, saremo di bolina, in condizioni dure: 25 nodi e mare agitato. Fortunatamente ci sono sul nostro percorso delle belle baie e degli ancoraggi ridossati. Apprezziamo per l’ultima volta le acque turchesi e la sabbia fine, approfittiamo delle temperature non esagerate per andare a fare quattro passi in montagna.
Ad Ajaccio, abbiamo appuntamento con il giovane e primo fablab Corso (http:77fablabajaccio.com/), e siamo colpiti dal lavoro che Marylin Richard è riuscita a fare in solo tre mesi. Il fablab è ospitato nei locali del Credit Agricole Corse, e beneficia di una grande superficie. Il suo futuro promette bene, abbiamo voglia di vedere il seguito!
Approfittiamo del nostro scalo ad Ajaccio per fare un cambio di equipaggio, e ci passiamo anche tutto un week-end. Per non pagare il porto -cosa obbligatoria visti i fondi di Lab-Rev- diamo ancora vicino a riva. Il primo giorno tutto bene, mentre il secondo giorno tutto si complica: il vento si alza rapidamente. Vogliamo ritornare a bordo, e al momento di risalire sul tender, vediamo la barca allontanarsi! Parte verso una piccola barca a vela vicina ma le passa vicino per davvero pochissimo. Saliamo, accendiamo il motore, ma la nostra ancora si è presa nella catena della piccola barca a vela. Malgrado numerosi tentativi per liberare le ancore, non vuole saperne di venire. Il vento aumenta ancora, e ora sono tutte e due le barche, la nostra e la piccola, che arano. E arando si dirigono verso una terza barca, una barca a vela più grande che era sotto vento. Presi in questo pasticcio, non abbiamo altra soluzione che lasciare tutta la nostra linea d’ancora sul fondo! Ci sono 18 metri di profondità: sarà dura venire a recuperarla. Ma fortunatamente il nostro partner Croisiera (http://www.croisiera.com/) ha la base ad Ajaccio, e dispongono di bombole da sub. Stephen verrà per liberare i tre ancoraggi sul fondo e troverà un bel pacchetto di nodi! Le catene sono bloccate su un relitto, ma nonostante tutto riusciamo a recuperare la nostra ancora e la nostra catena. Grazie Croisiera! Cerchiamo di contattare il proprietario della piccola barca ma chi contattiamo non sembra molto preoccuparsene. Lasciamo quindi le due barche l’una vicino all’altra e ripartiamo l’indomani mattina.
Dominique, il papà di Olivier prende il posto di Cassandre che sbarca dopo 3 mesi a bordo. Un rinforzo è ben gradito siccome ci apprestiamo ad attraversare verso il continente. Si comincia con una tappa verso le isole Sanguinaires all’uscita della baia di Ajaccio.
Il giorno dopo approfittiamo di un vento favorevole per fare rotta su la Girolata, un ancoraggio molto ben protetto: un groppo è atteso e dobbiamo ridossarci. Ci rimaniamo bloccati per 48h, e ripartiamo direttamente in direzione di Antibes non appena c’è un pò meno mare.
L’inizio della traversata promette bene: andiamo via a 5,5 nodi di bolina, praticamente in rotta diretta. Come previsto il vento gira, e noi viriamo. Ma questo vento troppo debole non ci permetterà di avanzare contro la corrente residua che si è creata in seguito al groppo dei giorni scorsi. Accendiamo il motore verso mezzanotte rassegnati. All’alba il mare è calmo, zero vento, e incrociamo diversi cetacei. Dei delfini vengono a giocare intorno alla barca, e ci sembra di vedere una balena in lontananza. Ma è qualche ora dopo che abbiamo fatto un incontro impressionante: vediamo una balena a 500 metri davanti a noi in superficie, e quando le passiamo a 50 metri su un lato, non sembra preoccuparsi della nostra presenza. Spegnamo il motore e per un quarto d’ora la vediamo respirare e rilassarsi dolcemente a pelo d’acqua! Non siamo che a 50 km dalla costa e lo spettacolo è incredibile!
Arriviamo senza problemi a Antibes, il vento ci permetterà anche di dare spy per un’ora.
Questo scalo è un luogo di incontro privilegiato perchè siamo attesi dal Navlab (http://navlab.avitys.com/), primo fablab nautico. Bruno Messin il fondatore era venuto in Bretagna per aiutarci in cantiere l’inverno scorso, è dunque con piacere che lo ritroviamo nel sud della Francia. Il Navlab è in centro ad Antibes, e come nostra abitudine andiamo a visitarne i locali, prima di invitare i membri a visitare Karukera. Dispongono di un laboratorio con macchinari classici per la fabbricazione a controllo numerico, di due sale destinate al coworking, di una sala riunioni e di una terrazza, il Navlab ha la particolarità di non essere un open-space, a differenza dei fablabs. Questo permette ai coworkers di non essere distratti dal rumore dei Dremmel!
Comodo.
Incontriamo poi la persona che traduce il nostro blog in italiano dall’inizio del viaggio: Paolo! Che piacere incontrare di persona qualcuno con il quale abbiamo avuto
contatti solo attraverso internet. Ed oltre a fare le traduzioni, ci porta diversi utili consigli su come intraprendere il canal du midi. Essendo istruttore di vela a Les Glenans sulla base di Onglous, conosce bene la navigazione in questa zona. Ci presterà una carta del canale du midi, e anche un’antenna GPS, che funziona a meraviglia
attaccata alla nostra centrale di navigazione. GRAZIE PAOLO !!!
Patendo da Antibes, siamo solo più due a bordo (Olivier e Adrien): Dominique è partito, e dobbiamo andare a Palavas les flots. Presenti a bordo dall’inizio del viaggio, l’equipaggio è ben rodato e la navigazione non ci presenta problemi. La prima tappa è fastidiosa: navigheremo solo a motore fino alla baia di Agay, dove ancoriamo davanti ad un villaggio Pierre & Vacances. Abbiamo fatto ancoraggi più esotici, ma il posto è ridossato, non ci lamentiamo.
Il giorno dopo siamo fortunati: la meteo è perfetta, navighiamo al traverso e poi al portante! Passiamo nel bel mezzo di una delle regate di Saint Tropez, fa piacere vedere delle barche che navigano a vela!
Il vento ci permette di macinare 50 miglia in un giorno, e la sera è a Porquerolles che ci fermiamo. E nel momento buono, siccome le nuvole che ci hanno permesso di assistere ad un tramonto magnifico, causeranno un temporale enorme suul’isola.
Volendo andare a Marsiglia in giornata, un dubbio ci assale dal mattino: c’è molto vento, si toccano i 50 nodi sotto raffica in porto. Deve rinforzare su Porquerolles in giornata, ma deve diminuire andando verso ovest. La manovra di porto non è facile, in due con tutte queste raffiche. Ma ne usciamo bene, e dall’imboccatura del porto, scivoliamo via! Con un quinto del genoa srotolato a prua, andiamo via a 6 nodi circa. Le condizioni muscolose non ci impediscono comunque di fare qualche foto, le onde sono corte, le raffiche violente, ma restiamo positivamente impressionati per il comportamento molto marino di Karukera che un’altra volta si difende molto bene in queste condizioni forti. Surfiamo le creste delle onde vicino alle calanques di Marsiglia, e le planate intense sono magiche mentre vediamo apparire la città Phoceenne nel mezzo delle isole calcaree!
A Marsiglia, incontriamo David Ben Haim, uno dei cofondatori de la Charbonnerie, un futuro fablab. Marinaio ed ingegnere, abbiamo già discusso con lui a proposito dell’idrogeneratore e della centrale di navigazione. Ci confrontiamo su numerose migliorie che potremmo apportare ai nostri prototipi, e lui non ha aspettato: ha già costruito la centrale di navigazione attraverso lo schema open-source disponibile sul nostro Wiki (http://wiki.lab-rev.org).
Visiteremo in seguito la Charbonnerie (http://www.lacharbonnerie.com/), ancora in allestimento, che diventerà un laboratorio partecipativo comunitario. Il posto si compone già di uno spazio di coworking operazionale che ha il suo senso: 5 amici hanno bisogno di una scrivania, e si associano per condividere il luogo di lavoro. Siccome hanno bisnogno di macchinari adatti al loro lavoro tanto vale condividerli! Dispongono di macchine a controllo numerico, ma anche di maccchinari per fabbricazioni classiche: si tratta di un laboratorio in centro città dove si può costruire, sistemare, incontrare! Abbiamo voglia di vedere a cosa assomiglierà il posto quando aprirà, e per ora non postiamo nessuna immagine ma lasciamo spazio alla vostra
immaginazione!
Dopo un necessario rifornimento, lasciamo Marsiglia senza completamente vento. L’anemometro indica 5 nodi: è il vento creato per la nostra velocità a motore. Siccome si tratta di una delle nostre ultime tappe in mediterraneo, ci resta così un buon ricordo di queste condizioni incontrate troppo sovente! L’ultimo ancoraggio sarà probabilmente il peggiore (e speriamo che sarà sempre così) di 6 mesi di navigazione: davanti a Fos-sur-mer, una baia protetta tra cargo e terminali petroliferi che segna il nostro ingresso nel territorio delle zanzare! Fortunatamente che fa già freddo siccome c’è ne sono dappertutto, e noi ci chiudiamo all’interno della barca.
Il giorno dopo ci alziamo e sono 45 miglia che dobbiamo fare a motore per arrivare a Palavas. Fortunatamente un pò di vento si leva per migliorare la nostra velocità a motore, siccome la nebbia del mattino non è solo nei nostri occhi mal svegliati. Le zanzare ci hanno rovinato il sonno, e navigheremo in quarti tutto il giorno per recuperare le ore di sonno perse. E’ fondamentale perchè alla sera dobbiamo incontrare amici che non vediamo da un pò, e un poco di festeggiamenti ci faranno bene! Troviamo anche l’energia per fare l’ultimo prelievi di plancton in mediterraneo, ed Eolo, come per farci un regalo, si mette a soffiare per un’oretta giusto per dare spy fino all’arrivo!