MoisSeptember 2015

Sicilia – Sardegna : Brutus Capriccioso

Dopo aver lasciato Yahia e Alix in Sicilia, ci dirigiamo verso l’isola di Vulcano. Navighiamo appena qualche ora a vela in condizioni molto piacevoli. La sera all’ancora, siamo sorpresi dall’odore di uova marce, è lo zolfo emesso dal vulcano ancora in attività. Quando scendiamo a terra l’indomani, scopriamo i famosi bagni di fango dell’isola. Ma non ci attardiamo, partiamo all’inizio del pomeriggio per Lipari, l’isola vicina. La, scenario abituale: i tre porti principali ci offrono solo tariffe a 70 euro per notte. Ne approfittiamo per fare il pieno d’acqua e di gasolio (con uno stupido al rubinetto che lo apre mentre entriamo il tubo dell’acqua dall’oblò per arrivare ai serbatoi, risultato: inondazione a bordo!) ma ripartiamo rapidamente per trovare un ancoraggio un pò più distante. Troveremo un posticino simpatico davanti ad una spiaggetta dove c’è un bar. Il proprietario ci da la password per il wifi, assicurandoci che resterà acceso tutta la notte e che possiamo servircene senza problemi. Perfetto! Ne approfitteremo per gli aggiornamenti amministrativi come per esempio pubblicare l’articolo precedente. L’isola successiva è Salina. Ancora un ancoraggio, approfittiamo di un po’ di tempo libero alla fine del pomeriggio per riparare il passa-uomo di prua che aveva fatto entrare tanta acqua durante la traversata Grecia-Sicilia.
Continuiamo con Alicudi, l’ultima delle eolie. A metà pomeriggio, mentre navighiamo a motore, sentiamo un rumore sospetto provenire dal motore. Apriamo il compartimento motore e notiamo che l’alternatore vibra pericolosamente. Un bullone si è svitato e c’è un falso contatto su un cavo. Questo spiega le nostre preoccupazioni riguardo al caricamento della batteria del motore da qualche giorno. Guardando da più vicino, notiamo che i buchi attraverso i quali passano i bulloni di fissaggio hanno talmente gioco che oramai hanno la forma di un pallone da rugby. Non vogliamo prendere il rischio di rimontare così e aspettiamo il prossimo negozio di ferramenta per fare una riparazione di fortuna. Ma non sarà a Alicudi che la troveremo. Ci tiriamo comunque un po’ su di morale con un posto barca gratuito sul pontile dei pescatori. L’indomani mattina ripartiamo all’alba per Ustica, un isola un po’ all’est delle eolie, sarà il nostro ultimo scalo prima della traversata. Il nostro risveglio di buon mattino ci permette di approfittare di una magnifica alba su Alicudi che lasciamo a poppa.
A Ustica, troviamo ancora un posto gratuito vicino ai gommoni dei subacquei, siccome l’isola è molto reputata per le immersioni, e la quasi totalità dei turisti vengono per questo. L’indomani troviamo il necessario per la riparazione all’alternatore: una barra filettata sufficientemente lunga per mantenere l’alternatore in due punti (e non solo uno come prima). Riempiamo i serbatoi e siamo finalmente pronti alla partenza. L’unico che non si presenta all’appuntamento è il vento. E non serve a niente aspettarlo di più, mancherà tutta la settimana, allora tanto vale muoversi subito perchè se aspettiamo troppo, rischiamo un colpo di vento all’arrivo in Sardegna. Ci buttiamo dunque in questa folle traversata a motore! Come ci si può aspettare, il clima a bordo non è dei migliori, la monotonia del motore diesel ci deprime tutti. Per sfuggire alla noia leggiamo però molto.
Piccolo diversivo durante la traversata: una tartaruga di mare passa appena a fianco della nostra barca. Torniamo indietro per seguirla un po’ ma si riimmerge subito… Dopo due notti in mare, intravediamo la costa sarda. Il vento rinforza pian piano e il cielo si copre e sotto una pioggia battente ci avviciniamo all’isola di Tavolara.
Non appena siamo sicuri che l’ancora tiene bene, scendiamo a terra per una meritata colazione al ristorante sulla spiaggia. Ritorniamo poi a bordo per riposarci ma verso le 19h00, il vento si alza violentemente e comincia a farci arare. Saltiamo fuori delle nostre cuccette, accendiamo il motore e rimontiamo l’ancora. La manovra non è facilissima perchè nonostante il motore avanti tutta arriviamo difficilmente ad avanzare contro vento. Inoltre siamo entrati nella zona riservata ai bagnanti e l’ancora sembra presa in una boa gialla. Per fortuna però rapidamente l’ancora si libera e issiamo il genoa per avere un po’ più di potenza. Boliniamo per allontanarci dalla spiaggia siccome eravamo a due passi dall’incagliarci. Basta ancoraggi, andiamo a Olbia che è molto protetta in fondo ad un lungo canale. La abbiamo la bella sorpresa di trovare un posto in banchina gratuito. L’indomani incontriamo il fab-lab di Olbia. Stanno organizzando un evento per far conoscere la tecnologia del fab lab ai bambini. Interveniamo per presentare la nostra avventura, con l’aiuto di un interprete siccome il nostro italiano non è sufficiente… Ci ritroviamo con una quindicina di bambini che visitano la barca e che ritrovano la stessa stampante 3D che avevano visto allo stand.
Intanto abbiamo riscontrato di nuovo che il motore ha difficoltà ad accendersi. Temiamo di nuovo che sia sporco come all’isola d’Elba. Smontiamo il collettore per una pulizia completa.
Olbia è anche dove incontriamo Yann e Petra. Navigano da 3 anni in mediterraneo su Nautic of Hamble, una barca delle stesse dimensioni della nostra. Passiamo una stupenda serata con loro! L’indomani continuiamo la nostra rotta verso la Francia mentre loro prendono le loro biciclette (che tengono a poppa della loro barca) per una gita nelle montagne sarde. La sera arriviamo a Caprera, una piccola isola a 8 miglia da Olbia. Ma il giorno dopo di nuovo un problema al motore. L’allarme del livello dell’olio suona di continuo e il motore ha difficoltà ad accendersi. Inoltre il winch di sinistra risulta grippato, e diventa inutilizzabile. Decidiamo quindi di tornare a Olbia dove sappiamo che ci sono tutti i servizi per la nautica disponibili.
Dopo un’ispezione, arriviamo alla conclusione che l’olio motore è pieno di impurità che hanno  intasato il filtro dell’olio. L’olio non potendo circolare liberamente, ha portato ad un abbassamento della pressione prima del filtro e all’attivazione dell’allarme. Procediamo ad un cambio olio ed alla sostituzione del filtro dell’olio.
Cogliamo l’occasione anche per sostituire le guarnizioni della pompa dell’olio che perdevano da qualche tempo. Solo che ordinare le guarnizioni richiede tempo e non possiamo aspettare. Ci lanciamo quindi nella realizzazione di guarnizioni a partire da tetra-pack di vino. E’ sufficiente ritagliare con precisione le guarnizioni con il cutter e di aggiungere un po’ di pasta grigia (pasta speciale per sigillare il motore) al momento di montarle.
Riaccendiamo il motore ed il problema dell’olio sembra ok ma il motore ha sempre difficoltà ad accendersi. Era molto sporco a livello dello scarico ma temiamo che lo sia anche a livello dell’aspirazione e delle valvole. Ma per controllare le valvole bisogna smontare la testa e la si che diventa una grossa operazione…
Non avendo altra possibilità, ci proviamo. Smontate le valvole, capiamo subito e sorridiamo: il problema è li! Le valvole sono talmente sporche che non tengono più.
La nostra felicità scompare rapidamente durante le lunghe ore a pulire. Alle 19h00 finiamo di rimontare tutto. Non ci resta più che accendere, momento di grande suspence quando giriamo la chiave… Il motore si accende dopo un quarto di giro! Perfetto! Lo lasciamo acceso ad alto regime con il 4% di benzina nel gasolio perchè si pulisca completamente. Dopo di che andiamo a festeggiare con i nostri amici Yann e Petra che sono tornati dal loro giro in bicicletta e che ci hanno apportato un grande sostegno morale durante i nostri problemi con il motore. Un profondo grazie a loro!
Tutto è a posto per ripartire. Ultimo pieno. Ultima spesa. Una pulizia a fondo del nostro spazio di vita che si era trasformato momentaneamente in un cantiere. E hop! Siamo di nuovo in acqua. E in due! Yann e Petra ci accompagnano fino a Golfo Pevero, una bella baia a circa 20 miglia a nord di Olbia. Siamo contenti di ritrovare il piacere del mare e di poter navigare con un’ altra barca. Soprattutto perchè con lunghezze identiche, andiamo esattamente alla stessa velocità.
L’indomani rotta sull’arcipelago della Maddalena. Il vento non è a nostro favore: 30 nodi in faccia ma il mare è calmo. Yann e Petra ci accompagnano ancora. E’ una giornata difficile, arrivano raffiche a 40 nodi e bisogna tirare bordi corti per bolinare tra gli scogli e gli stretti canali, ci sembra di essere in Bretagna del nord!
Il giorno dopo le nostre rotte si separano. Yann e Petra proseguono a ovest, direzione le baleari mentre noi ritorniamo in Francia con come prima tappa l’isola di Lavezzi.

Grecia-Sicilia : L’inizio della fine ?

Lasciamo la Grecia per ritornare in Sicilia dopo più di 4 mesi di navigazione, questa tappa segna il ritorno del Karukera in Bretagna. Dopo aver macinato più di 3000 miglia (circa 6000 km) la barca ha ben sofferto, e i nostri problemi in Grecia -anche se prevedibili- non sono nemmeno poi così srani: rimettere in buono stato questa barca che ha 46 anni è una delle nostre sfide, a significato della nostra volontà di fare del nuovo con del vecchio. Dalla partenza, abbiamo avuto problemi tecnici su tutti i componenti che non sono stati oggetto delle attenzioni del cantiere Camoel Nautic (http://www.camoel-nautic.com/), ma fino a qui nessun problema ci ha impedito di continuare. Se scopriamo i punti deboli del nostro Karukera, li rinforziamo, e continuiamo alla grande! I prototipi ci permettono di arrivare a raggiungere gli obbiettivi che ci eravamo fissati: a bordo, siamo abbondantemente autonomi in energia.

Rimettere rotta ovest è per noi un momento simbolico: in un certo senso, rientriamo a casa. Yahia e Alix che ci accompagnano presto scenderanno, Cassandra farà la stessa cosa tra qualche settimana e non ci sono altri amici attesi per sostituirli. Per quanto riguarda gli scali non prevediamo di visitare nuovi paesi. Tutto ciò ha forzatamente una ripercussione sul morale di bordo, e nemmeno le condizioni della traversata di ritorno, ne gli scali effettuati in sicilia ci consolano.

Ripartiamo dalla Grecia all’alba senza GPS, con 270 miglia da fare fino a Messina. Le prime 24 ore sono completamente diverse da quelle seguenti, che saranno tutte così spiacevoli. Dobbiamo tirare un lungo bordo di bolina in un mare agitato, per 24 ore. A questa andatura la barca picchia sulle onde, e tute le volte che si pianta nel cavo delle onde rallenta. Abbiamo come l’impressione di piantare pali a ogni onda. Le onde non sono molto alte, ma molto corte: piantiamo molti, davvero molti pali. Il vento soffia forte: 25-30 nodi secondo i momenti. Navighiamo con tre mani di  terzaroli (la randa più piccola possibile), randa di mezzana spesso ammainata, e solo mezzo genova. Colmo della situazione poco confortevole: ci sono diverse infiltrazioni nella cabina di prua, che è completamente zuppa. Il passa uomo non è più ermetico e la paratia che separa il gavone dell’ancora con la cabina lascia passare un po’ d’acqua.

Fortunatamente il mare si calma durante la notte e riusciamo a riposarci un po’. Pian piano, issiamo si più le vele e poco dopo l’alba, il vento smette completamente di soffiare. Accendiamo Brutus, il nostro fedele motore e non lo spegneremo che 3 ore prima dell’arrivo! Queste 24 ore seguenti sono certo più calme, ma è la noia che ci assale: il nulla all’orizzonte, non appena asciugata la biancheria bagnata, non ci resta che ascoltare il rumore dei pistoni che si alterna ben 1400 volte al minuto. La stanchezza poi si farà sentire alla fine della seconda notte.

Pensiamo di andare a Messina, in porto, nella speranza di riuscire a fare una doccia. Da dopo che Alix è arrivato a Roma, non abbiamo preso che 3 vere docce. Fa effetto per una settimana; dopo circa un mese, la mancanza di confort si fa sentire sempre più insopportabile. Ma arrivati a Messina, il colmo! 88 euro la notte che saranno poi 70, tutto per fare cinque docce e fare il pieno d’acqua. Violento rientro in Italia: la cassa d iLab-Rev non è più molto abbondante, bisogna oramai fare veramente attenzione.

Approfittiamo di questa sosta per verificare l’albero. Abbiamo ben tirato sulla ferramenta, bisogna verificare che tutto vada bene lassù.

Dopo questa ispezione, partiamo alla ricerca di un’alternativa al gps fisso che abbiamo rotto in Grecia. Questi oggetti di alta precisione costano 250 euro; non ne abbiamo la possibilità! Yahia, il nostro informatico, trova una soluzione connettendo via WIFI il GPS dei nostri smartphones e la nostra centrale di navigazione. E funziona!

Un grande risparmio per tutti quelli che vogliono navigare con questo  prezioso accessorio utile alla navigazione (350euro la nostra centrale VS 1800 euro per un oggetto simile in commercio)

Riprendiamo la navigazione verso Scilla, questo piccolo porto a monte dello stretto dove ci siamo fermati all’andata: è gratuito. Ma grossa delusione arrivando: l’unico posto per i visitatori è occupato, andremo dunque ad ancorare davanti la spiaggia. Numerosi rifiuti galleggiano sull’acqua, e fortunatamente qui ci immergiamo l’indomani mattina siccome un grosso pezzo di plastica si è incastrato attorno all’elica.

Dopo averlo tolto, ripartiamo a motore direzione Milazzo da dove Yahia e Alix devono partire. Ma un forte rumore sordo interrompe la calma della navigazione: alcuni piccoli pezzi di plastica erano rimasti incastrati nel corteco dell’albero motore. Questa componente di plastica serve a lasciar girare l’albero dell’elica riducendo l’attrito, essendo lubrificato dall’acqua. Ispezioniamo la parte e sembra un po’ spostata.

Non è una bella cosa, ma proviamo il motore dopo quest’incidente e non sembra avere problemi. Terremo la parte sempre sotto controllo.

Arrivati a Milazzo, è come sempre lo stesso circo: il primo porto dove chiediamo ci dice 88 euro. Situato in piena zona industriale, l’odore di gasolio ci dissuade e facciamo rotta su un altro piccolo porto un pò più distante. Se il paesaggio è migliore, il prezzo è una follia 120 euro la notte. Che contratteremo duramente a 70euro!

Yahia a Alix prendono il giorno dopo il treno per Palermo. Pensiamo di andare alle Eolie, con abbastanza lavoro da fare e probabilmente la possibilità di fare degli ancoraggi senza troppo complicarsi la vita nei porti.